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Operaio licenziato per un vocale su whatsapp, la solidarietà dei colleghi: “Siamo tutti Gigi”

Il messaggio, inviato in un gruppo chiuso per spiegare la vicenda di queste ultime settimane, è stato inoltrato in altri gruppi fino ad arrivare ai vertici aziendali

Genova. Ha 43 anni Luigi Guadagno, uno dei tre operai di Arcelor Mittal licenziati in tronco per giusta causa dopo la vicenda della stanza-relax accanto all’officina di pronto intervento dello stabilimento di Cornigliano. Lui non c’entra con gli arredi di quella stanza, che comunque come ha chiarito il coordinatore della Fiom Armando Palombo avrebbero dovuto avere una sanzione disciplinare ben più lieve del licenziamento, come la sospensione di qualche ora o al massimo qualche giorno.

Guadagno ha solo mandato un vocale su un gruppo chiuso di whatsapp a cui partecipano 28 lavoratori, spiegando agli altri quanto sapeva di quello che stava accadendo visto che da settimane il nuovo direttore dello stabilimento stava facendo ispezioni praticamente in tutti i locali: “Con tanti problemi che abbiamo in stabilimento mi sembra veramente una presa in giro, so che una volta che mi aprono l’armadietto vado dalla linea e gli fermo tutto perché belin, un coglione così non merita neanche un minimo di rispetto”.
Questa la frase ritenuta denigratoria verso il direttore che ha portato al licenziamento di “Gigi” che ora è stato impugnato dall’avvocato Paolo Galli insieme a quelli dei colleghi.

Oggi Luigi, che è un iscritto alla Fiom, era come sempre dietro lo striscione mentre si susseguivano gli interventi in assemblea. Ha ascoltato le parole di tutti, poi ha detto la sua.

“Ho una moglie e un bimbo di due anni – ha detto in un intervento breve e commosso – e sono fiducioso che la giustizia farà il suo corso, ma in questo momento ho un problema di tempo perché ho una famiglia da mantenere visto la la mia compagna ha perso il lavoro quando è rimasta incinta. Quindi se c’è una possibilità che il blocco del varco faccia sì che l’azienda ritorni sui suoi passi, questa possibilità per me è importante e ci sarò ogni giorno”.

Per Gigi tanta solidarietà questa mattina da parte dei compagni: pacche sulla spalla, qualche abbraccio dietro le mascherine e rabbia per una decisione sproporzionata che sembra voler essere un messaggio a tutti i dipendenti. “In 32 anni che faccio il delegato sindacale io non ho mai visto licenziamenti” dice Armando Palombo. Dopo gli interventi degli altri rappresentati dell’rsu in quota Fim e Uilm e quelli dei segretari Alessandro Vella e Antonio Ata, i lavoratori hanno deciso però di sposare senza esitazione la linea della battaglia: “Lo facciamo per Gigi, Stefano e Pino, ma lo facciamo anche per noi stessi perché al posto loro domani ci potremo essere noi” dice un lavoratore.

“Qui bisogna fare un casino – aggiunge un altro – per loro ma soprattutto per avere un futuro perché se non facciamo niente questi la fabbrica la faranno chiudere e io per avere un lavoro sono disposto anche a prendermi una denuncia”. “Dobbiamo mandarli via – si aggiunge un altro operaio – prima che sia troppo tardi”.

“Di fronte a un’ingiustizia si lotta – dice il segretario della Fiom Bruno Manganaro che chiude gli interventi prima che gli operai si spostino per bloccare il varco dell’aeroporto – perché Mittal sta preparando il terreno per fare tabula rase dei lavoratori: non investe un centesimo, si lamenta se l’rsu fa segnalazioni alla Asl e all’ispettorato del lavoro per la sicurezza degli impianti e ora comincia a licenziare. Io non lo so se si vince o si perde, ma so che lotto perché è l’unica cosa giusta da fare”.

E intanto mentre un gruppo di operai si sposta per cominciare il blocco altri si avvicinano all’rsu e propongono collette e raccolte fondi per aiutare i colleghi che sono rimasti senza stipendio.