Ambiente

Monte Beigua, cresce l’interesse per i giacimenti di titanio. Linea Condivisa: “Non sostenibile”

Gianni Pastorino chiede alla giunta Toti immediati chiarimenti sul futuro del grande parco naturale

Sulle rocce di un antico oceano. Escursione nel Beigua Geopark

Genova. Le potenzialità minerarie del Parco del Beigua tornano nuovamente alla ribalta con la richiesta da parte della Compagnia Europea del Titanio di effettuare delle ricerche nell’are per lo sfruttamento di una eventuale miniera di rutilio, minerali di ossido di titanio.

Non è la prima volta che ciò accade: già in passato il territorio del grande parco naturale era stato oggetto di corteggiamenti “estrattivi”, spentisi in una lite legale tra enti. Anche recentemente Legambiente aveva fatto una pubblica levata di scudi sulla vicenda, preparandosi alla battaglia. Battaglia che ora arriva anche in Regione Liguria, con il gruppo consigliare di Linea Condivisa che si mette di “traverso” per difendere tutta l’area del parco a cavallo tra le province di Genova e Savona: “Abbiamo immediatamente chiesto chiarimenti, per tali azioni ad oggi non esistono soluzioni ambientalmente sostenibili“.

In particolare l’Area interessata è il Monte Tarinè, tra Sassello e Urbe, che dal 1995 è il cuore del Parco del Beigua e in quest’area risulta essere presente il più grande giacimento europeo di rutilio, che è la forma mineralogica con la quale si presenta il titanio. Tali tentativi sono già stati avanzati in anni passati, sin dagli anni ’70 del secolo scorso, periodo a cui risale la prima concessione ventennale mineraria”.

Ma il gruppo montuoso del Beigua, montagna sacra anche alle popolazioni liguri pre-romane, fino ad oggi è rimasto per lo più intatto: “E’ stato riconosciuto come Geoparco mondiale nel 2005 e nel 2015 Unesco Global Geopark. Tali riconoscimenti sottolineano l’enorme valore ecologico, come patrimonio di biodiversità e valore paesaggistico. Siamo preoccupati – spiega Gianni Pastorino – l’apertura di una nuova miniera e uno scavo di un tunnel nel sottosuolo, in nome di un diritto di estrazione che potrebbe interessare l’economia regionale, anche se realizzato con tecnologie all’avanguardia, non è in linea con le strategie di uno sviluppo sostenibile, in particolare per tale iniziativa non esistono al momento soluzioni ambientalmente compatibili“.

L’estrazione, con il suo impatto ambientale, non sarebbe l’unico problema di una possibile attività minearia: “Il minerale grezzo potenzialmente estraibile, in teoria sarebbe solo il 6% della roccia e il rimanente 94% andrebbe collocato in discariche molto estese da crearsi nelle vicinanze. Inoltre dal punto di vista sanitario, diversi studi scientifici, hanno evidenziato come il minerale grezzo, nella composizione delle rocce del giacimento risulta la presenza di asbesti (amianto) in una percentuale pari a circa 10/15%, che ha la tendenza a separarsi sotto forma di fibra e minutissimi aghi ed è notoriamente dannoso per la salute”.

Per questo motivo Linea Condivisa comunica che “è stato immediatamente scritto al Presidente Toti, e agli Assessori competenti, Piana e Giampedrone, per avere chiarimenti precisi su questo ennesimo esempio di mancanza di una visione sostenibile della Liguria”.

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