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Maltempo, dal governo niente soldi per il Tigullio: “Uno scandalo, saremo costretti a indebitarci” fotogallery

Il sindaco di Casarza Ligure: "Abbiamo anticipato 750mila euro perché non potevamo rinviare, ora sia riconosciuto lo stato d'emergenza"

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Casarza Ligure. “Che il Tigullio venga escluso dallo stato d’emergenza credo sia davvero uno scandalo. Se non arriveranno i soldi entro dicembre saremo costretti ad accendere un mutuo. E per il nostro bilancio sarà un grosso problema”.

È passato più di un mese dalla notte del 2-3 ottobre che ha lasciato l’entroterra di Sestri Levante in balia del fango e della devastazione. A parlare è Giovanni Stagnaro, il sindaco del comune che ha subito più danni in provincia di Genova, ma che ancora non ha incassato nulla dal governo. “Qui a Casarza – ricorda – è esondato un torrente, abbiamo avuto una frazione isolata per ore, problemi enormi in tutto il centro abitato. Se avessimo lasciato tutto così com’era alla prossima bomba d’acqua sarebbe crollato il paese“.

Breve punto della situazione. Lo scorso 22 ottobre il Consiglio dei ministri ha deliberato lo stato d’emergenza per l’ondata di maltempo che aveva colpito Liguria e Piemonte. Alla nostra regione sono stati riconosciuti 7 milioni per le somme urgenze a fronte dei 47 chiesti dalla protezione civile. Le risorse assegnate coprono solo la provincia di Imperia, indubbiamente la più colpita con l’alluvione a Ventimiglia e il disastro in val Roja. Da allora, però, nonostante le promesse non è arrivata nessuna integrazione. E per fortuna l’autunno sta trascorrendo senza altre emergenze.

Generica

Se il governo non arriva a coprire almeno le somme urgenze non ha nemmeno dignità di interlocuzione istituzionale – sbotta l’assessore ligure alla protezione civile Giacomo Giampedrone -. Questo è l’ABC di ciò che deve fare il governo per sostenere un territorio che ha patito danni. Spero poi che non facciano come l’anno scorso, quando hanno riconosciuto solo le somme urgenze senza dare altro. Ma almeno le somme urgenze devono essere riconosciute integralmente, e non parliamo ancora dei danni strutturali”.

Intanto però a Casarza non si poteva aspettare. “Abbiamo già anticipato più di 750mila euro – afferma il sindaco Stagnaro – perché non potevamo più rinviare. Se non avessimo fatto così, alle prossime piogge avremmo subito danni triplicati. È stato un gesto di coraggio e ce ne siamo assunti la responsabilità. Erano necessari interventi per sistemare la viabilità pubblica, abbiamo dovuto mettere in sicurezza la frana che ha tenuto isolato Bargone, il torrente Petronio ha sfondato gli argini. Per essere chiari, sono tutte spese di buon senso, non è che abbiamo buttato via i soldi per costruire un palazzetto dello sport”.

E se quelle cifre (che sono da capogiro per un comune di 7mila abitanti scarsi) non verranno rimborsate? “Le ultime variazioni di bilancio vanno approvate entro il 30 novembre. A fine dicembre dovremo accendere un mutuo – ammette Stagnaro – e questo vorrà dire avere difficoltà coi conti negli anni a venire. Ma spero che lo stato di emergenza venga riconosciuto anche per il nostro territorio, mi aspetto un segnale dal governo. Sono venuti anche i tecnici della protezione civile nazionale e hanno verificato tutti i dati. Il problema è che serve una decisione in tempi molto rapidi”.

Nubifragio sul Tigullio

Senza contare che per mettere davvero in sicurezza il territorio servirebbe molto più denaro. “Le nostre richieste per i danni strutturali, sommate a quelle del 2019, ammontano a 12 milioni – spiega ancora il sindaco -. Solo per l’arginatura del Petronio servono 6 milioni”. E il problema non riguarda solo l’entroterra ma anche l’abitato di Riva Trigoso, nel comune di Sestri Levante, dove sfocia il corso d’acqua.

Una mano potrebbe arrivare invece dal recovery fund. “La Regione ci ha inserito nel piano resilienza per il torrente Cacarello, che è quello esondato durante l’ultima alluvione. Il progetto lo abbiamo già, il cantiere può partire da domani. Aspettiamo solo le risorse, servono 3 milioni di euro”. Tutto segnato nella lista della spesa. Ma al momento non è arrivato nemmeno lo stretto indispensabile per evitare di finire sommersi dai debiti. E dal fango.