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Liguria in zona arancione, Toti: “Cambiati solo i dati dei posti letto, ma ora niente polemiche”

Il presidente: "Dobbiamo rimboccarci le maniche e fare sacrifici. No a una diversificazione del territorio su base provinciale"

Genova. “I dati su cui c’è stato un cambiamento sono quelli sull’utilizzo dei posti letto in ospedale, posso immaginare che sia uno dei motivi. O posso immaginare che nelle fretta di venerdì scorso qualcuno abbia deciso una classificazione diversa da oggi”. In ogni caso “non è il momento delle polemiche“.

Così il presidente Giovanni Toti commenta l’inserimento della Liguria in “zona arancione alla luce dell’ultimo report sull’emergenza coronavirus elaborato dall’Istituto superiore di sanità e analizzato dal comitato tecnico scientifico. Su queste basi il ministro della Sanità Roberto Speranza ha varato la nuova ordinanza che sarà in vigore dall’11 novembre per almeno 14 giorni (si potrà derogare il termine solo per saltare in “zona rossa”).

Toti ancora ieri sera aveva ribadito che l’ultimo report era in linea con quello precedente che aveva determinato la classificazione in “zona gialla”. Ma la Liguria era ritenuta da giorni una regione a rischio, e la decisione di stasera ha confermato i timori. “E’ chiaro a tutti che due decisioni diverse nell’arco di soli tre giorni, con la domenica in mezzo, e a fronte di dati pubblici e confrontabili ma che il nostro ufficio di prevenzione di Alisa giudica analoghi lascia un po’ perplessi – rivendica però Toti -. Forse si poteva pensare meglio la decisione presa tre giorni fa o quella presa oggi”.

Ma adesso niente polemiche, ribadisce il governatore: “In questo momento bisogna rimboccarsi le maniche facendo anche sacrifici. E bisogna cogliere il grido di dolore che arriva dai nostri ospedali e dai nostri luoghi di cura, dove i medici e gli infermieri hanno chiesto più volte misure più rigorose per rallentare gli arrivi in ospedale, che anche oggi ci sono stati”.

Per ora è escluso che la Regione possa prendere provvedimenti ulteriormente restrittivi. Un’ipotesi che fino a qualche giorno fa si poteva sostenere per la città di Genova, particolarmente sotto pressione, ma oggi la situazione sarebbe cambiata. “Al momento – spiega Toti – non ci sembra che ci siano condizioni, al di là di singole sensazioni, per una diversificazione su base provinciale del territorio della Liguria. Il numero di ospedalizzati e di ricoverati nelle terapie intensive sta crescendo ovunque in maniera omogenea”.

“Il provvedimento del ministro della salute dura due settimane, perciò è più prudente attenerci a quella ordinanza e riverificare la situazione tra un dieci-dodici giorni per valutare l’applicazione di altri provvedimenti. Altrimenti finiremmo per creare una ‘Babele’ di provvedimenti diversi istituiti nel giro di pochi giorni. Valuteremo in seguito la possibilità di alleggerire le restrizioni”, ha concluso il presidente ligure.