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Imprese di pulizia e multiservizi: a Genova corteo per il rinnovo del contratto foto

Tanti lavoratori in piazza nonostante il tentativo delle imprese di precettare lavoratrici e lavoratori

Genova. Da oltre sette anni 600 mila addetti del comparto delle imprese di pulizia, servizi integrati e multiservizi attendono il rinnovo del contratto nazionale di lavoro. Per questa ragione oggi, le addette e gli addetti del comparto hanno incrociato le braccia per l’intero turno di lavoro.

A Genova i lavoratori si sono dati appuntameno in piazza della Vittoria per un corteo che è arrivato in piazza De Ferrari e ora potrebbe raggiungere la sede del consiglio regionale che è tuttavia chiuso al pubblico.

“Le lavoratrici e i lavoratori dei servizi in appalto di pulizia e sanificazione svolgono un ruolo essenziale per il contenimento del contagio nei presìdi ospedalieri, nelle Rsa, nelle case di cura, nelle scuole, nelle università, nei tribunali, nelle fabbriche e negli uffici pubblici e privati, esponendosi in prima linea per garantirne l’accessibilità” ricordano in una nota le segreterie territoriali di Filcams, Fisascat e Uiltrasporti.

Lo sciopero generale di settore, indetto dai sindacati di categoria a livello nazionale, è la risposta all’indisponibilità delle associazioni datoriali Anip Confindustria, Confcooperative Lavoro e servizi, Lagacoop Produzione e Servizi, Unionservizi Confapi, Agci Servizi e delle imprese del settore a rinnovare il contratto collettivo nazionale.

Lo sciopero si è svolto nonostante una nota della commissione di garanzia, abbia indotto le imprese a dare indicazioni di di incidere su turnazioni, riposi e inserimento di ulteriore personale a copertura dei servizi minimi anche nei cosiddetti reparti Covid. Una nota, tuttavia che per i sindacati rappresenta un “invito” e non un’indicazione tassativa e rimarcano “l’importanza del diritto di sciopero per i lavoratori dipendenti delle ditte di pulizie e servizi integrati/multiservizi: solo il Prefetto può predisporre una precettazione, ma ci auguriamo che ciò non debba mai avvenire perché tappare la bocca a lavoratrici e lavoratori sfruttati non può far parte della sensibilità di questo Paese”.