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Il piano per il vaccino anti Covid è ancora un’incognita, Toti: “Siamo pronti, ma decide il governo”

La Liguria avrebbe le strutture adeguate per conservarlo e distribuirlo? "Al momento non le abbiamo individuate, le Regioni non sono state informate"

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Genova. “Abbiamo allertato il nostro sistema sanitario perché si faccia trovare pronto, ma pronto per che cosa? Ancora non lo sappiamo“. Si riassume così, nelle parole del governatore Giovanni Toti, lo stato di fatto in Liguria per quanto riguarda il piano di vaccinazione anti Covid, l’unico modo di tornare alla normalità, come ripete da mesi la comunità scientifica. Questo perché “deciderà tutto il governo”, spiega il presidente della Regione, ma anche perché sono molti i punti ancora da chiarire, soprattutto a livello centrale.

A coordinare tutto il meccanismo di distribuzione sarà il commissario nazionale all’emergenza Domenico Arcuri. Nei giorni scorsi si è parlato molto del vaccino messo a punto da Pfizer, azienda farmaceutica statunitense che ha messo a punto un farmaco definito “efficace al 90%”. Il suo principale problema è che deve essere conservato a una temperatura di 80 gradi e questo pone una lunga serie di problematiche organizzative. Ma non è l’unico candidato. La Commissione europea ha già opzionato 300 milioni di dosi del vaccino sviluppato da AstraZeneca con l’università di Oxford, mentre oggi  Moderna ha annunciato in un comunicato che il suo vaccino contro il Covid ha una efficacia del 94,5%.

Molto dipenderà quindi da chi produrrà il vaccino, ma anche da dove verrà prodotto. In ogni caso sembra che ben poco sarà stabilito a livello locale. “Il commissario Arcuri ha evocato a sé l’intero piano, oggi le Regioni non sono state ancora informate – ha spiegato Toti  questa sera – non sappiamo se verrà consegnato già suddiviso, non è chiaro se i centri di stoccaggio saranno centralizzati o regionali né quante dosi ci saranno assegnate. Noi siamo pronti a intervenire nelle modalità che deciderà il governo, le Regioni saranno solo il terminale di un percorso”.

Al momento, infatti, non sono stati individuati centri di stoccaggio in Liguria perché “non sappiamo qual è la catena logistica che il governo ha intenzione di mettere in campo”, ha ribadito Toti. L’assessore alla protezione civile Giacomo Giampedrone conferma che la sua struttura, per ora, non è stata coinvolta. Insomma, sulla partita dei vaccini siamo ancora all’anno zero e di fatto non c’è la minima idea di ciò che sarà necessario per garantire una distribuzione efficace e sicura.

È molto probabile che il preparato arrivi per via aerea a Fiumicino e Malpensa e da lì venga inviato a centri di miscelazione per la preparazione delle singole dosi che verranno inviate a mille ospedali in tutta Italia (ancora non è noto quali saranno). Ma se invece il vaccino dovesse arrivare via mare – e questo potrebbe accadere se la produzione avvenisse oltreoceano, anche per prodotti che non sono stati ancora valutati – il porto di Genova avrebbe strutture adeguate?

“I magazzini frigoriferi ci sono – spiega Giampaolo Botta, segretario di Spediporto, parte di Confetra che è già stata coinvolta dal governo per gli aspetti logistici – ma oggi sono già tutti pieni di verdure, frutta, carne, pesce. La logistica ha costruito infrastrutture in funzione delle capacità. I magazzini esistono ma ospitano merce e non vaccini. Bisognerà capire come la filiera di distribuzione degli altri beni potrà essere shiftata per fare spazio a questo servizio. È una sfida assolutamente inedita, un evento unico al mondo”.

E infine, chi riceverà il vaccino? Il piano messo a punto dal ministero della Salute prevede che i primi 1,7 milioni di dosi siano destinati al personale sanitario, poi verranno le forze dell’ordine, gli anziani e le persone fragili, e in fondo alla classifica i più giovani. E poi: sarà obbligatorio? Domanda alla quale ancora non esiste ancora una risposta anche se al momento è del tutto prematuro parlare di una campagna di vaccinazione di massa.