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Il piano di Bucci per il centro storico, il sociologo: “Questione sociale affidata solo a politiche securitarie”

Petrillo: “Nessun contributo di economisti e sociologi, né un reale coinvolgimento del mondo associativo”

Genova. Un piano ampio, strutturato e ambizioso ma che rischia proprio per la gamma ampissima di aspetti che va a trattare di essere l’ennesima fiera delle buone intenzioni e che presenta un problema di fondo, vale a dire la mancanza di interdisciplinarietà. Per commentare il Piano integrato degli interventi in centro storico presentato dal sindaco di Genova Marco Bucci lunedì mattina Genova24 si è affidata all’analisi del sociologo urbano Agostino Petrillo, genovese ma docente al Politecnico di Milano e autore di molti libri dedicati ai temi delle città e delle periferie.

“Come sempre in questo tipo di interventi di ampio respiro – spiega Petrillo – si mescolano due culture molto diverse, da una parte una cultura di tipo tecnico-architettonica e urbanistica che guarda al recupero e al restauro degli edifici, dall’altra una cultura che guarda al rinnovamento dal punto di vista economico e sociale. Ebbene, queste due culture non si parlano e pesandole nel piano è evidente come prevalga decisamente la prima”.

Questo aspetto emerge già degli stessi ‘credits’ alle 60 pagine del piano: sono praticamente tutti architetti. “Nel piano non ci siano contributi di economisti e sociologi e la questione sociale del centro storico è demandata unicamente alle realtà dell’associazionismo e a misure di tipo sicuritario”

Lo stesso contributo delle realtà associative appare come “piuttosto nebuloso e quasi ‘decorativo’ con progetti appena accennati al contrario di quanto avviene con le parti dedicate alla sicurezza, senza che le stesse associazioni sia state messe in rete e coinvolte come soggetti attivi di questo piano di rigenerazione di cui sono parte”.

“Quando si ritira lo stato sociale avanza lo stato penale” dice Petrillo parafrasando Kant. Rispetto alla parte dedicata agli interventi sulla sicurezza “ci sono aspetti un po’ preoccupanti, alcuni oggettivamente grotteschi come il nuovo gruppo di polizia locale che dovrebbe pattugliare i vicoli a bordo dei segway, oltre a essere poco convincenti dal punto di vista dell’efficacia”. Per esempio? “Le telecamere: ci sono intere biblioteche che dimostrano come le telecamere non abbiamo alcuna efficacia dal punto di vista deterrente”. Gli aspetti preoccupanti riguardano “questa idea che aleggia un po’ in tutto il piano di ripulire il centro storico non solo della sporcizia ma anche della componente umana sgradita”.

Tra gli interventi previsti dal piano nel capitolo “sicurezza” – si legge nel piano – ci sono gli uffici mobili per raccogliere le denunce, l’istituzione del nucleo tutela centro storico della polizia locale con sede alla Maddalena, corsi di formazione ad hoc per i nuovi operatori di polizia locale e l’acquisto di dotazioni specifiche, i nuovi veicoli per il pattugliamento (motocicli, segway e auto) e l’acquisto di body cam, gusci protettivi e altre attrezzature per la prevenzione e repressione dei reati.

Anche la valorizzazione turistica presenta per Petrillo alcuni aspetti non convincenti legati “a una vecchia idea del marketing urbano e del centro storico come biglietto da visita della città”: in questi aspetti il piano sembra nascere un po’ vecchio, legato a una concezione della città e del turismo pre covid quando sappiamo bene che le città non sono cambiate solo temporaneamente e che questo modificherà anche il turismo. Un’altra idea che non convince il sociologo in questo senso è il progetto di un albergo diffuso (da affiancare a quello di uno studentato fra l’altro) in appartamenti sfitti di proprietà pubblica: “anche questa un’idea che ha funzionato talvolta in alcuni borghi antichi ma sembra oggi già superata”.

E poi, di fondo, resta una grande paura: quello che “la gentrification a cui il centro storico di Genova ha sempre resistito e che di fatto è riuscita sono in alcune aree molto limitate possa realizzarsi davvero perché la valorizzazione di alcune zone può facilmente innescare un meccanismo di innalzamento dei prezzi con esclusione e allontanamento dei più poveri proprio nel momenti in cui tante associazioni del territorio denunciano una situazione di impoverimento delle famiglie”.

“Staremo a vedere – conclude il sociologo – se alcune delle iniziative porteranno al miglioramento della vita di tutti sarà una buona notizia, resta la preoccupazione per l’aspetto sicuritario che sarà da valutare via via”.