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Il lockdown ha spazzato via le “partite Iva”: in Liguria autonomi calati del 7,4% in nove mesi

L'aggiornamento congiunturale di Bankitalia: salvi (per ora) i dipendenti grazie a cassa integrazione e blocco dei licenziamenti

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Genova. A pagare il prezzo più alto della crisi provocata dalla pandemia di coronavirus sono stati i lavoratori autonomi, calati del 7,4% nei primi sei mesi del 2020. È quanto rileva l’aggiornamento congiunturale sull’economia della Liguria elaborato da Bankitalia su dati Istat. Il calo complessivo degli occupati da gennaio a giugno si attesa al 2,4% e nel frattempo sono diminuite drasticamente anche le persone in cerca di occupazione, meno 20,7%.

Cifre che confermano l’impatto devastante del primo lockdown e che non tengono ancora conto delle chiusure scattate nelle ultime settimane. La finestra sui primi nove mesi del 2020 restituisce uno scenario preoccupante: nell’industria il calo di fatturato segna oltre il 60% per le imprese con almeno venti addetti, le vendite sono crollate almeno del 15% per un quinto delle aziende, mentre nel terziario circa un’impresa su tre ha accusato un calo del 15% o superiore.

Se i lavoratori autonomi subiscono una netta contrazione, il lavoro dipendente resta sostanzialmente stabile (meno 0,4%) grazie a misure come l’estensione della cassa integrazione (66 milioni di ore autorizzate tra gennaio e settembre compresi i fondi di solidarietà, oltre dieci volte tanto rispetto al 2019) e il blocco dei licenziamenti.

Andando a vedere i settori che hanno attinto di più alla cassa integrazione si notano le industrie (21,8 milioni di ore) e in particolare quelle meccaniche (14,5 milioni) ma anche commercio e servizi vari (11,4 milioni), l’edilizia (4,4 milioni) e i trasporti (4 milioni).

Pessimo il bilancio del turismo. Nella stagione estiva i flussi turistici sono diminuiti di circa un terzo, a causa delle minori presenze sia italiane (-15,4%), sia soprattutto straniere (-62%). I transiti crocieristici si sono pressoché azzerati. La ristorazione, il commercio al dettaglio e l’intermediazione immobiliare hanno risentito dell’atteggiamento prudente assunto dalle famiglie nelle decisioni di spesa e di investimento.

La scarsa domanda di beni di consumo, determinata da un’economia complessivamente più debole, ha anche ridotto la movimentazione delle merci nei porti (meno 17,1% nei primi otto mesi). Tra gennaio e giugno a Genova il traffico container è diminuito del 13,8%, quello di passeggeri si è ridotto del 72,8%.

Inevitabili i rilessi sulla salute delle imprese: la quota di aziende in utile si è ridotta a circa due terzi (era l’80% nel 2019) e di conseguenza è aumentata la richiesta di prestiti bancari. Aumentano anche i prestiti concessi alle famiglie: a marzo, rispetto al 2019, si è registrato un incremento del 6,3% per le banche e del 4,9% per le società finanziarie.