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Il governo studia il lockdown leggero ma Toti è ottimista: “Rt in calo, conto in un miglioramento”

Il presidente: "Non temo aggravamenti della situazione". Intanto Conte valuta una nuova stretta

Genova. “Dalle sensazioni e dai dati che arrivano dai territori direi che da noi l’Rt sta addirittura scendendo sensibilmente come la pressione sui pronto soccorso. Non temo aggravamenti della situazione, anzi, conto se possibile in un miglioramento nelle prossime due settimane in modo da poter rivalutare la situazione della regione”.

Il presidente Giovanni Toti, intervistato in diretta su Rai 1, non nasconde un certo ottimismo e guarda lontano all’orizzonte con l’obiettivo di uscire il prima possibile dalla zona arancione in cui oggi la Liguria è entrata ufficialmente. La speranza è che l’attivazione di posti letto per i malati meno gravi e la chiusura totale dei luoghi di aggregazione si ripercuotano sui due parametri principali per decidere le restrizioni: l’indice di contagio e la pressione ospedaliera.

L’indice di contagio calcolato dagli uffici di prevenzione di Alisa, secondo quanto ha riferito Toti in conferenza stampa, si attesterebbe oggi a 1,1 in Liguria (era 1,47 nell’ultimo monitoraggio) mentre su Genova sarebbe passato da 1,52 a 1,06 “È segno probabilmente che le misure prese sulla città di Genova anche prima del Dpcm del governo cominciano a produrre risultati, sia pure col ritardo di 10-12 giorni tipico della malattia. Vuol dire che potremmo essere sulla buona strada. Mi auguro che al termine di questi ulteriori 15 giorni si possa auspicare un ritorno a una parziale normalità se continueremo a comportarci con grande serietà e rigore”, ha commentato il governatore.

Tutto questo mentre, all’opposto, il governo studia come attuare ciò che i giornali nazionali chiamano “lockdown leggero”. Complice la pressione di medici, geriatri e infermieri internisti che oggi in una nota a livello nazionale hanno parlato nettamente di ospedali “ormai vicini al collasso, per carenza di personale e mancanza di posti letto a fronte dell’abnorme afflusso di malati per la rapida e vertiginosa diffusione dell’infezione da Covid”. E precisano: “Non vanno dati messaggi che sminuiscono la situazione”.

Ed è sulla base di questi avvertimenti che il premier Giuseppe Conte e il ministro Roberto Speranza stanno mettendo a punto una strategia da attuare entro il 15 novembre, cioè il prossimo weekend. Il fine implicito è quello di avere il maggior numero possibile di regioni in zona arancione o rossa per poter ridurre al minimo gli spostamenti da un territorio all’altro e azzerare del tutto la movida, considerata una delle maggiori fonti di contagio.

Non si escludono nuove misure generalizzate su scala nazionale, che potrebbero arrivare non con un nuovo Dpcm, ma direttamente con un’ordinanza del ministero della Salute. In questo modo, per esempio, si arriverebbe alla chiusura di tutti gli esercizi commerciali (tranne alimentari, farmacie, tabaccanti e similari) nel weekend, in modo da dare un colpo di grazia agli assembramenti dello “struscio”. Il governo, inoltre, sarebbe in pressing su governatori e sindaci delle zone gialle perché adottino ordinanze ancora più restrittive.

Al momento sembra esclusa un’ulteriore stretta sulla città di Genova. Negli scorsi giorni Toti aveva detto che non ci sarebbero state differenziazioni in base alle province anche perché ormai il contagio interessa con numeri importanti l’intera regione e non solo il capoluogo. Le restrizioni in Liguria dureranno almeno per le prossime due settimane, ma in un simile arco di tempo tutto può cambiare. In meglio così come in peggio.