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I vicini di casa dell’ospedale Covid: “Le nostre finestre attaccate alle loro, abbiamo paura”

Primi pazienti al Best Western Hotel da sabato, i condomini insorgono. La replica dei gestori: "Per la Asl struttura adeguata"

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Genova. Sarà a disposizione della protezione civile a partire da domani il Best Western Hotel di via Ponte Calvi, nel centro storico di Genova, che sarà trasformato in ospedale a bassa intensità per i pazienti Covid positivi con sintomi meno gravi. A confermarlo è l’assessore regionale Giacomo Giampedrone: oggi la firma sul contratto, poi lavori lampo per allestire i primi 100 posti letto nelle 50 camere dell’albergo e sabato arriveranno i primi pazienti, come ha confermato il presidente Giovanni Toti in conferenza stampa. Alcuni saranno riservati a famiglie con bambini.

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Come era prevedibile, però, i residenti della zona di Fossatello, stretti tra via San Luca, via del Campo e il fronte mare di via Gramsci, sono saliti sulle barricate appena appresa la notizia. In particolare quelli di vico del Griffone 15, un condominio di otto piani che confina direttamente con l’hotel e condivide con questo uno strettissimo cavedio dove le finestre delle camere d’albergo arrivano quasi a toccare quelle delle abitazioni private.

Non è il caso di aggiungere ulteriori rischi dove la situazione è già critica, visto che qui abbiamo avuto il cluster con i maggiori contagi a Genova”, accusa Monica Sciutto, un’abitante dell’ultimo piano. Il terrazzo di casa sua è adiacente allo sbocco dell’impianto di areazione del Best Western Hotel. “Presumiamo che verranno installati impianti di filtraggio, ma non siamo tranquilli. Dovremmo essere informati sulle procedure che verranno adottate”.

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Poi ci porta a vedere il cavedio: “Le distanze non sono rispettate, tra una finestra e l’altra ci sono 80 centimetri e comunque meno di un metro e mezzo. E sigillare le finestre temiamo che non sia la soluzione ideale: non riesco a immaginare come potrebbero guarire i malati in quelle condizioni”.

Il malcontento rimbalza da un palazzo all’altro. In quello di fronte abita Giovanna Parodi, moglie di Pietro Da Passano che è l’ex direttore di Palazzo Ducale: “La scelta di inserire un ospedale Covid ci pare rischiosa e inappropriata. È una follia. E non credo che rimarranno all’interno, non sappiamo se saranno controllati. Non capiamo come sia possibile essere arrivati a tanto, le posso garantire che tutto il quartiere è sotto choc”.

A replicare è Gianfranco Castagnetti che insieme ad Andrea Quattrone gestisce il Best Western Hotel Porto Antico di via al Ponte Calvi: “Noi ospiteremo persone che hanno necessità di un ambiente protetto dove trascorrere la loro quarantena in isolamento, evitando così altri possibili contagi. La Asl, dopo le opportune valutazioni, ha ritenuto che l’hotel fosse adeguato dal punto di vista strutturale, del servizio offerto e della sicurezza sanitaria per tutti i cittadini”. Nessuna garanzia sul filtraggio dell’aria ma “la Asl ha ritenuto gli impianti adatti e in regola per le esigenze”, aggiunge Castagnetti.

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Intanto i residenti si sono mossi inviando una lettera alla Regione e a diversi consiglieri chiedendo “che venga utilizzata un’altra struttura distante ragionevolmente dalle civili abitazioni, se possibile pubblica per evitare sperpero di denaro a privati. Desideriamo tutelare la nostra salute anche in considerazione del fatto che lo stabile è abitato da numerose persone anziane, di cui una immunodepressa, un’altra con gravi patologie e tre minori”.

I soci dell’albergo rivendicano le motivazioni della scelta: “Riteniamo che in questa emergenza ognuno debba fare la sua parte e abbiamo messo al servizio della comunità e delle istituzioni il nostro albergo, con i suoi servizi. In questo cammino tutti siamo chiamati a contribuire con senso etico e umanità”.

Ma gli abitanti non ci stanno a passare da affetti dalla cosiddetta sindrome Nimby, quella per cui “va bene tutto ma non nel mio giardino”. “La trovo una polemica sterile, abbiamo premesso la solidarietà ma questo è incompatibile con la nostra salute”, dice Monica Sciutto. “Non abbiamo nulla contro queste persone – aggiunge Alessandro Avitabile, residente nello stesso condominio e dipendente in un negozio di via San Luca – ma almeno vorremmo avere la garanzia che non ci siano interferenze. Si tratta di questioni tecniche e di distanze. Noi commercianti veniamo continuamente controllati per il rispetto delle distanze, in questo caso non vengono rispettate”.

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Comunque sia, la decisione è presa. Entro oggi era prevista la firma del contratto per mettere l’intera struttura a disposizione della Regione. Nelle prossime ore la protezione civile inizierà ad allestire le camere insieme alla Asl che poi le gestirà col proprio personale affiancato da alcune cooperative esterne. “Si tratta di pazienti positivi asintomatici o poco sintomatici, comunque non bisognosi di cure mediche se non essere seguiti nel decorso della malattia”, ha spiegato il presidente Toti.

Al di là dello “spirito di servizio” nei confronti della comunità, l’affitto la direzione incasserà una cifra che dovrebbe aggirarsi sui 113 euro al giorno per ogni paziente, da quanto riferisce l’assessore regionale alla protezione civile Giacomo Giampedrone. “Il nostro obiettivo – conferma l’assessore – è arrivare a un massimo di 150 posti letto in quell’albergo”. Il che vorrebbe dire, in un mese a pieno regime, oltre mezzo milione di euro. Costi che dovrà anticipare la Regione finché non verranno rimborsati dal governo.

In Liguria non si procederà alla requisizione di alberghi o rsa per le cure a bassa intensità, contemplata come possibilità dal governo se non si trovasse disponibilità di strutture: “Devo dire che questa opzione non è mai stata presa in considerazione perché in Liguria c’è stata grande collaborazione da parte di Federalberghi e da parte delle strutture sanitarie”, ha concluso Toti.