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Enrico Nicolini: “Quella volta a muso duro con Maradona, il punto più alto della mia carriera”

Il ricordo del Netzer di Quezzi, protagonista della sua prima espulsione d'Italia: "Io che l'ho affrontato in campo sono un privilegiato"

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Genova. È il 18 novembre 1984, allo stadio Del Duca di Ascoli c’è il Napoli di Diego Armando Maradona. Il risultato è fermo sull’1-1 dal sesto minuto del secondo tempo, quando Vincenzi ha pareggiato al gol di Penzo. A metà campo accade l’episodio che fissa la partita negli annali della storia del calcio: l’argentino tende la gamba sinistra per evitare un fallo laterale ma finisce per colpire Enrico Nicolini, genovese, cresciuto nella Sampdoria, all’epoca capitano dei bianconeri.

“Era il suo primo anno in Italia e la sua prima partita ad Ascoli – racconta Nicolini a Genova24 -. Io marcavo Maradona, era un’emozione per tutti, però non è che stai a pensare a chi hai davanti. In pratica mi fece fallo a metà campo, io mi misi davanti a fare il galletto. Lui mi mise la mano in faccia e mi spinse leggermente, io andai per terra e feci un po’ di scena. Quel c… del guardialinee segnala all’arbitro che io gli ho dato una testata e lui una gomitata, così ci caccia tutti e due. Ovviamente ci abbiamo guadagnato noi“.

Per Maradona quella fu la prima espulsione rimediata in Italia. E oggi che il mondo piange el Pibe de Oro, tra i genovesi del calcio nessuno forse può ricordarlo meglio del Netzer di Quezzi, vero mediano della vecchia scuola, che non aveva certo timori reverenziali. “In una carriera come la mia è stato il punto più alto – sorride oggi – perché lui era già un campione, anche se era solo all’inizio della carriera. Dopo sono stato etichettato come violento, ma io non c’entravo niente e non mi sono mai pentito. Il calcio è anche questo”.

Ma Maradona era pur sempre Maradona. “E infatti poi diedero due giornate di squalifica a me e una a lui. L’Ascoli fece ricorso e io ne presi una, lui zero. Due pesi e due misure”, rivendica Nicolini. I due poi si sono incrociati una volta sola a Bologna “e si vedeva che non correva buon sangue, eravamo rimasti un po’ nemici”.

Lo scorso 31 ottobre, nel giorno del 60esimo compleanno di Maradona, da Nicolini sono arrivate parole di riconciliazione affidate a Facebook: “Caro Diego ti scrivo… Sicuramente di me non hai un bel ricordo! Ormai sono passati tanti anni ma quella espulsione in Ascoli-Napoli te la ricorderai ancora adesso. In provincia si lottava per la ‘pagnotta’, ogni partita era una vera e propria battaglia. Io ero un mediano pieno di orgoglio, passione, di amore per la maglia che indossavo mentre tu eri un campione celebrato e osannato. C’era troppa differenza tra noi ed era normale che questa differenza io cercassi di colmarla con tanta grinta e tanta corsa… Dimentica quel giorno e accetta i miei auguri, te li faccio di cuore! Tanti auguri Pibe de Oro. Buon compleanno“.

L’occasione di incontrarsi e stringersi la mano purtroppo non c’è stata. Resta solo una grande ammirazione. “Lui era diverso da tutti gli altri, un gradino su tutti, Platini, Zico. Era un circense che giocava a calcio, un vero fenomeno”. Il più grande di sempre? “Difficile dirlo. Ma chiunque lo abbia affrontato in campo è stato un privilegiato”.