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Coronavirus, Liguria gialla o arancione? Nel pomeriggio la cabina di regia, pesa lo stress degli ospedali

Toti: "I dati non sono peggiorati ma siamo pronti a discutere con il governo, sappiamo che la sanità a Genova vive una particolare pressione"

Genova. Da gialli ad arancione? Secondo il governatore Toti non dovrebbe esserci una virata nel colore e nella fascia di rischio, almeno in base ai dati, ma la Liguria è pronta a discutere di eventuali nuove misure perché c’è una situazione più critica ed è quella della città di Genova.

“Non mi attendo nulla di particolare ma sono pronto a discutere con il governo tutte le misure possibili per contenere il contagio dai dati, non c’è stato un peggioramento ma detto questo sappiamo che la città di Genova vive una particolare pressione sugli ospedali quindi bisogna discuterne”, ha detto il presidente della Regione questa mattina intervistato da Radio Capital confermando l’impressione delle ultime ore.

Mentre la guardia di finanza si trova negli uffici della Regione per l’inchiesta della procura di Genova sui dati inviati al ministero (sono molte le regioni sotto la lente): “E’ normale quando ci sono delle indagini in corso – commenta Toti – ma escludo che ci saranno dei problemi, per quanto ci riguarda i dati tornano tutti, e anche per quanto riguarda lo stesso ministero visto che i dati della settimana dal 25 ottobre al 1 novembre sono stati definiti affidabili e con un’accuratezza per alcuni indicatori attorno al 90%”

La riunione della cabina di regia del governo per valutare lo stato di rischio delle regioni, in base ai dati tra il 25 ottobre e il primo novembre contenuti nel report dell’Istituto superiore di sanità, è slittata da ieri alle 15 di oggi. Ed è il motivo per cui la Liguria resta in attesa di capire se sarà imposto o meno un inasprimento delle misure anti-covid. Oltre alla Liguria, restano alla finestra Abruzzo, Umbria e Campania che potrebbe addirittura passare dalla zona gialla a quella rossa in un colpo solo e trovarsi nelle stesse condizioni di Calabria, Piemonte, Lombardia e Valle d’Aosta.

I numeri. Il report per la settimana dal 25 ottobre al primo novembre attribuisce – secondo quanto affermato dallo stesso Toti – alla Liguria un indice Rt 1,37, e quello medio su 14 giorni a 1,48 quindi anche se di poco sotto la soglia di guardia. Certo, è nella settimana successiva che i numeri sono esplosa, più che raddoppiati a Genova almeno per quanto riguarda i positivi (380 il 2 novembre, 824 il 4 novembre). Ma è anche vero che ieri i contagi nel capoluogo ligure – pur tenendo conto di un minore numero di tamponi – sono stati 524.

Mentre l’ordine dei medici ripete che sarebbe necessario un lockdown, subito, per tutto il Paese, il presidente della Regione Liguria continua a sperare che si possa evitare.

“Non credo che la scelta possa ridursi tra morire di Covid e morire di fame, per sintetizzarla in maniera brutale – ha detto – è comprensibile da parte dei medici che si fanno portavoce di un grido di dolore di tutto il personale sanitario e per il carico di lavoro e la preoccupazione che si cumulino molti pazienti”, osserva Toti. Ma “occorre trovare una serie di misure che siano equilibrate, in modo tale da far calare i pazienti dei nostri ospedali e al tempo stesso di non logorare ulteriormente, forse in modo mortale questa volta davvero sì, un sistema economico che ha già sofferto davvero moltissimo”.