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Coronavirus, Ansaldi: “Senza ordinanze locali avremmo avuto 2200 malati in ospedale”

Uno dei motivi per cui la Liguria è tornata in zona gialla, spiegano da Alisa, è stata la diminuzione della pressione sugli ospedali

Genova. Senza le ordinanze regionali e comunali – ovvero solo con il dpcm – i posti letto occupati in Liguria da pazienti covid avrebbero raggiunto un picco di 2200. La Regione Liguria, con il piano di emergenza di estensione dei posti letto ne avrebbe potuti avere al massimo 1800. Ma il collasso si è evitato proprio grazie alle misure aggiuntive prese a livello locale. Aggiuntive e precoci. “Senza le quali avremo avuto un numero di malati che avrebbe sfondato quota 2000” ha spiegato Filippo Ansaldi, responsabile prevenzione di Alisa facendo il punto sull’epidemia nella nostra regione.

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Se siamo in zona gialla oggi è per diversi motivi – “i numeri sono cambiati”, ha condensato il governatore Toti – e il primo è legato al valore dell’indice Rt. Ansaldi presenta i dati di Alisa è fa notare che se nelle settimane passate, quelle del picco, l’Rt è arrivato fino a 1,7 a livello ligure, nel report del ministero che ha ricolorato la Liguria di giallo era a 0,7 (ma sono dati riferiti alla settimana scorsa). Adesso siamo persino un po’ al di sotto, a 0,67. “Uno dei migliori in Italia”, sottolineano dalla Regione.

A scendere è stata anche l’incidenza del contagio, ossia il numero di contagiati su 10 mila abitanti, quel numero che nelle settimane di ottobre in determinate zone di Genova aveva raggiunto anche 10 volte il livello non di guardia. Nel capoluogo ligure, precisamente, ci sono state le settimane centrali di ottobre, dove si è superata la soglia di 10 contro una cifra quasi azzerata all’inizio del mese di settembre. Oggi la media ligure, e genovese, è intorno a 4 casi ogni 10 mila abitanti.

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E poi la pressione sugli ospedali – che ha raggiunto un picco di circa 1500 pazienti il 17 dicembre – diminuita soprattutto per quanto riguarda la bassa e media intensità di cura. “Mentre siamo ancora in plateau per quanto riguarda le terapie intensive – dice Ansaldi – iniziano ora a vedersi i primi segnali di ridimensionamento e ci aspettiamo nei prossimi giorni una diminuzione”.

L’epidemiologo ha ribadito come gli effetti delle misure comunitarie – ovvero i dpcm o le ordinanze regionali e comunali – abbiano i primi effetti sull’insorgenza dei sintomi nella popolazione una decina di giorni dopo mentre l’effetto sulle strutture ospedaliere si ha una ventina di giorni dopo. “Questo significa che le misure comunitarie devono essere precoci e devono essere rispettate”, conclude.