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Chiusura ristoranti, Conte: “Mai promesso che a Natale potremo festeggiare. Come si fa a tenerli aperti?”

"Non vogliamo penalizzare alcune categorie, limitazioni necessarie. In arrivo liquidità dal decreto Ristori bis"

giuseppe conte

Roma. “Capisco il disagio anche psicologico, ma dobbiamo guardarci negli occhi: se i contagi continuano ad aumentare, come facciamo a tenere aperte attività che stimolano la socialità?”. Così risponde alle polemiche sulla chiusura di bar e ristoranti il premier Conte, invitato al food festival “Cibo a Regola d’Arte”, organizzato dal Corriere delle Sera.

“Queste ulteriori restrizioni sono necessarie – ha spiegato -, abbiamo a che fare con un treno che sta correndo, abbiamo già provato a fermarlo, ma non è bastato. Non vogliamo ‘dare schiaffi’ a nessuno o creare penalizzazioni ad alcune categorie a discapito di altre, ma devono essere disposti dei riduttori di velocità, altrimenti questo treno ci verrà addosso causando danni peggiori”.

“Con il nuovo Dpcm, auspichiamo che i provvedimenti siano quanto più possibile limitati a qualche settimana. Ecco perché interveniamo adesso” e poi mette un freno alle illusioni di alcuni: “Non ho mai promesso che a Natale potremmo festeggiare, brindare e abbracciarci tutti insieme, ma la speranza è che queste limitazioni possano far ripartire i consumi nel periodo natalizio, sarebbe molto utile per l’intera economia nazionale”.

“Mi rendo conto che la chiusura o il limite di orario alle 18 possano sembrare un’ingiustizia, soprattutto quando si è investito per rispettare i protocolli – ammette – è penalizzante e l’asporto o la consegna a domicilio rappresentano solo palliativi. Bisogna, però, fare una riflessione: non limitiamoci a guardare la propria dimensione e dire ‘nel mio spazio aperto al pubblico il protocollo è rispettato’, perché ciò nonostante la pandemia è arrivata e non si è ancora fermata”.

A tutti i titolari di ristoranti e bar, però, Conte vuole mandare un messaggio di rassicurazione: “Vi chiediamo dei sacrifici, ma vi promettiamo di disporre immediata liquidità. Ci siamo resi conto che le risorse messe a disposizione con il primo decreto Ristori erano modeste, per questo stiamo lavorando ad un decreto Ristori Bis che moltiplichi i contributi a fondo perduto che hanno ricevuto le attività. L’Agenzia dell’Entrate li farà pervenire direttamente sul conto corrente in poche settimane. Saranno calcolati in relazione ai fatturati aprile 2019-aprile 2020”.

Ma non solo. Il tanto atteso decreto Ristori bis prevedrà la creazione di un fondo nell’ipotesi di variazioni tra zone rosse, arancioni e gialle; la cancellazione della seconda rata Imu; un credito di imposta pari al 60% per gli affitti di ottobre, novembre e dicembre; la sospensione dei contributi previdenziali per i lavoratori dipendenti; il rinvio del secondo acconto Ires e Irap per i contribuenti Isa ecc. “Stiamo lavorando contemporaneamente anche alla Legge di Bilancio, in cui sarà prevista la decontribuzione al 100% per i neo assunti under 35” precisa il premier.

Per quanto riguarda la cassa integrazione: “Offriremo a tutti gli imprenditori la possibilità di usufruirne gratuitamente fino al 2021. Blocchiamo, inoltre, i licenziamenti fino a marzo: è importante garantire la sicurezza psicologica e materiale a tutti i lavoratori”.

Poi toglie ogni speranza sulla possibilità di una riduzione dell’Iva: “Avevo chiesto una rimodulazione, ma portarla al 4% costa dei miliardi alla casse dello Stato e in questo momento non possiamo permettercelo”.

E sulla sospensione degli anticipi sulla contribuzione 2020/2021: “Stiamo valutando, ma sarà difficile. Lo Stato è come un’azienda che in base alle entrate può alimentare le uscite. Abbiamo investito 100 miliardi di euro e siamo andati in deficit, ma questo ha permesso un balzo del Pil al 16,1% consentendo la tenuta sociale ed economica. Differire tutti i flussi di cassa che entrano significa compromettere le uscite. Stiamo facendo il possibile, dateci il tempo per capire cosa potremo fare ancora” conclude il premier.

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