Genova24 - Genova: notizie in tempo reale. Cronaca, Sampdoria, Genoa, Politica, Economia, Sport ...

Autostrade, dopo l’arresto di Castellucci Atlantia chiede indietro la buonuscita milionaria

La azienda controllata dalla famiglia Benetton vuole indietro i 3 milioni anticipati al tempo delle dimissioni dell'ex ad: "Pronti a chiedere i danni"

Genova. La restituzione dei 3 milioni di euro dell’anticipo della buonuscita dal gruppo, e la riserva di chiedere il risarcimento di eventuali danni d’immagine. Questo è quanto deliberato dal consiglio di amministrazione di Atlantia a seguito degli sviluppi dell’inchiesta della procura di Genova sulle barriere fonoassorbenti non a norma.

La decisione è stata presa lo scorso venerdì dal consiglio di amministrazione della spa controllata dalla famiglia Benetton: “Con riferimento all’accordo di risoluzione consensuale con Giovanni Castellucci, stipulato il 17 settembre 2019, il Consiglio ha deciso di sospendere il pagamento di qualsiasi residuo importo previsto nel predetto accordo e, riservata ogni ulteriore azione, ha deliberato di richiedere la restituzione di quanto già pagato, da ultimo a seguito dell’ordinanza del 14 ottobre scorso del Giudice del Lavoro di Roma che ha respinto il ricorso della Società finalizzato alla sospensione del pagamento della seconda rata, deliberata dal Consiglio del 13 dicembre 2019“

I tre milioni contesi erano stati anticipati poco dopo le dimissioni dell’ex ad dell’azienda, per una più corposa buonuscita di 13 milioni (poi sospesa nel 2019)cosa che, come ricorderete, aveva innescato non poche polemiche alla luce di quanto successo il 14 agosto 2018 e quanto all’epoca iniziava ad emergere per condizioni delle nostre autostrade.

Il consiglio di amministrazione di Atlantia ha inoltre espresso “profondo sconcerto e totale riprovazione per i comportamenti e le affermazioni emerse nell’ordinanza di misure cautelari”, sottolineando la necessità di portare avanti il processo di cambiamento già avviato nel 2019. Nel caso i fatti venissero accertati in sede giudiziaria, l’azienda sarebbe pronta anche a far scattare altre misure tra cui a risoluzione del rapporto di lavoro, all’interruzione del pagamento delle spese legali, dall’esercizio di eventuali clausole di claw-back alla richiesta di ulteriori danni, anche reputazionali.