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“Anziani e malati di Covid da 15 giorni con la spazzatura in dispensa”, in affanno a Genova il servizio rifiuti per i positivi

Le squadre di Amiu sono all’opera tra distribuzione e ritiro dei kit ma le segnalazioni alla Asl sono ogni giorno in aumento

Genova. “I miei genitori sono anziani, invalidi al 100% e malati di Covid, mia madre addirittura è attaccata all’ossigeno, curati a casa loro, nella speranza che non peggiorino, ma oggi si trovano con la spazzatura stipata nella dispensa, nella stessa stanza dove tengono la roba da mangiare, da ormai 14 giorni, abbiamo chiesto a chiunque, Asl, Amiu, polizia locale, il medico curante, di poter avere il kit e il ritiro dei rifiuti a domicilio ma non siamo riusciti a ottenere alcuna risposta, siamo molto arrabbiati, nessuno ci ascolta, che cosa devono fare queste persone?”.

A parlare è Rosaria V., residente a Marassi, distante qualche chilometro dai genitori, che abitano alla Foce e che come tanti altri cittadini si sono ammalati di Covid in maniera non così grave da necessitare di un ricovero (ma comunque in maniera seria, visto l’ausilio dell’ossigeno a domicilio). E’ lei che sta provando in ogni modo a risolvere il problema dei rifiuti, ma finora senza esito. Con lei centinaia di altri genovesi nella stessa situazione, in attesa di un kit che forse non arriverà mai o forse arriverà quando sarà troppo tardi.

In teoria, anche per motivi igienici e di prevenzione, chi si trova in isolamento domiciliare o in quarantena perché positivo deve comunicare attraverso il medico curante e quindi alla Asl la necessità di avere i rifiuti ritirati a domicilio (non potendo uscire per gettarli). La Asl informa Amiu dei nominativi e degli indirizzi dei nuovi positivi – moltissimi ogni giorno, ed è qui che si forma forse il collo di bottiglia – e Amiu si presenta a casa dei malati o dei positivi asintomatici con un sacchetto speciale che sarà poi ritirato dopo alcuni giorni e comunque alla fine della quarantena. Non solo: i protocolli stabiliscono che i rifiuti degli utenti covid positivi non vengano differenziati.

Secondo gli ultimi dati forniti dal sindaco Marco Bucci durante i quotidiani punti stampa in Regione, il servizio Amiu ha raggiunto a Genova 5200 persone (dato di venerdì 13 novembre). Facendo una proporzione tra numero di positivi e persone in isolamento domiciliare in Liguria e in provincia di Genova, emerge che nel territorio della città metropolitana ci sono circa 9200 persone covid positive e in quarantena, tenendo conto che almeno 7000 si trovano a Genova significa che oltre 2000 genovesi si trovano nella situazione dei genitori della signora Rosaria.

Altri cittadini ci hanno raccontato di trovarsi a casa con la spazzatura sul balcone o in giardino (i più fortunati) ma chi non ha né l’uno né l’altro? Altri ancora ci hanno riferito che l’Asl stessa ha chiesto se avessero parenti o amici in grado di ritirare la loro spazzatura. E naturalmente è così, in molti si stanno “arrangiando”. E molti rifiuti di covid positivi finiscono nei cassonetti in barba a qualsiasi protocollo.

E’ un problema sicuramente minore rispetto a quello che riguarda la sopravvivenza di tante persone in terapia intensiva, di quello della pressione sotto la quale si trovano i nostri ospedali e anche di quello della tenuta economica della città, ma è un problema che dà il metro di quanto l’epidemia sia un incubo gestionale e amministrativo. “Lo sforzo per mantenere ai giusti livelli il servizio è importante” garantiscono da Amiu che nell’attività ha impiegato anche operatori in appalto.

“Dai feedback che ricevo io il servizio sembra funzionare molto bene – ha detto ancora il sindaco Bucci – utilizziamolo tutti perché può essere utile a evitare il contagio”. Il problema è che in tanti vorrebbero utilizzarlo, ma non possono farlo.