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Verso un lockdown totale? Toti: “Sbagliato, chi ha gli ospedali vuoti aiuti le città che si fermano”

Il presidente lamenta troppe regole per assumere personale negli ospedali: "Non è stato fatto nulla per portare il modello Genova nella sanità"

Genova. “Occorre una politica solidaristica. Le città in difficoltà devono poter dare malati agli ospedali vuoti e le province con meno Covid devono lavorare anche per sostenere chi si deve fermare”. È la tesi sostenuta dal presidente Giovanni Toti, intervistato questa mattina su La7, mentre la vicina Francia annuncia un nuovo lockdown totale e il premier italiano Giuseppe Conte continua a evocarlo come possibilità se non scenderanno i contagi.

Toti mette in guardia dai rischi di una chiusura totale del paese senza distinguere tra un territorio e l’altro: “Penso sarebbe una cura molto severa su un paziente molto provato – ha commentato con una metafora – Non vorrei che si arrivasse al famoso detto L’operazione è riuscita perfettamente ma il paziente è morto. Salvarsi dal Covid in un paese di macerie non credo sia l’obiettivo di nessuno. Occorre muoversi con grande misura”. E quindi diversificare: “Se facciamo di tutta l’erba un fascio facciamo un brutto servizio”.

Per quanto riguarda la Liguria, afferma il presidente, “Genova oggi ha bisogno di cure importanti, ma il resto della provincia potrebbe lavorare per sostenere il suo capoluogo più di quanto fa con le regole attuali”. E i numeri dei bollettini per ora confermano che circa il 90% dei positivi arriva dal territorio genovese dove ormai il virus circola senza più distinzioni tra un quartiere e l’altro.

Situazione critica che si ripercuote sugli ospedali. Secondo Toti i problemi non sono quelli di marzo: “Non si è fatto nulla che assomigliasse al modello Genova per la sanità. Gli ospedali questa volta non sono in crisi perché mancano respiratori, ma perché mancano regole per poter assumere personale”.

“Paghiamo una programmazione sbagliata nel corso degli ultimi vent’anni che oggi ci rende con pochi infermieri, rianimatori, anestesisti infermieri, eppure ancora oggi siamo lì coi concorsi, non possiamo usare i medici specializzati nei nostri ospedali, non possiamo usare gli infermieri all’ultimo anno perché non ancora iscritti all’ordine”, è l’analisi di Toti. Che poi attacca le sigle di categoria: “Qualcuno si rende conto che la situazione è complessa compresi i sindacati e che c’è bisogno di regole straordinarie in questo momento?”.