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Travolte dall’auto pirata, lo striscione in piazzetta: “Forza ragazze, tutta Quezzi è con voi” fotogallery

Il messaggio dei ragazzi del quartiere per le giovanissime ferite sabato sera a Pedegoli

Genova. “Tutta Quezzi è con voi“. Lo striscione è apparso stamattina a Pedegoli, teatro del terribile incidente di sabato sera quando l’auto pirata guidata dal 23enne Luca Bottaro è arrivata a folle velocità da via Daneo travolgendo due scooter e un gruppo di giovanissimi. Un inferno di fiamme e lamiere che non è diventato mortale solo grazie all’abnegazione degli abitanti scesi subito in strada ad aiutare con gli estintori. Una storia che oggi potremmo raccontare in termini ben diversi.

Un messaggio di affetto dai ragazzi del quartiere, gli stessi che ogni sera si ritrovano in quella piazzetta strappata con fatica al cemento, ancora ferita dai segni della devastazione: i paletti divelti, le panchine sfasciate, i resti carbonizzati dei motorini andati a fuoco. “Forza ragazze“, è il semplice incitamento scritto a pennarello su un lenzuolo insieme al codice di avviamento postale, 16144, ostentato con l’orgoglio di un centro di 9mila abitanti che un po’ si sente ancora paese. Soprattutto qui, dove i palazzoni finiscono e si rivedono le villette con le fasce di ulivi.

Stanno meglio le due ragazze di 16 anni che sabato notte sembravano in condizioni disperate. Quella incinta, al sesto mese di gravidanza, ha riportato gravissime ustioni ma il suo bimbo sta bene. L’altra, che rischiava l’amputazione della gamba rimasta incastrata tra lo scooter e la panchina, ha riportato “solo” una severa frattura al perone. Dovranno stare ancora diversi giorni in ospedale, ma la loro vita – e quella del nascituro – è salva così come quella delle altre due amiche ricoverate in condizioni meno gravi. Tutta la compagnia della “piazzetta” adesso fa il tifo per loro.

C’è chi ha fatto notare, anche commentando le nostre dirette, che i ragazzi non dovevano trovarsi lì, visto che in città sono vietati gli assembramenti. C’è chi invece ha teorizzato che fossero distanziati e avessero le mascherine. Di quei capannelli si sono lamentati spesso gli abitanti di Quezzi, disturbati dalle urla fino a tarda notte, dalle scorribande in motorino, dai calci ai palloni che finiscono chissà dove.

Poco importa. Oggi tutto passa in secondo piano di fronte alla sensazione di non essere sicuri. Di essere in balia di un attentatore al volante pure quando si sta seduti in una piazzetta pedonale costruita apposta perché i ragazzini non si riversassero per strada. Per questo ieri dal municipio è partita una lettera, per chiedere più controlli di polizia ma anche misure innovative per scoraggiare i comportamenti irresponsabili.

Il guidatore ha riferito agli inquirenti di essere scappato perché aveva paura del linciaggio. A decine, infatti, erano scesi in strada subito dopo lo schianto, svegliati dalle urla disperate e dalle fiamme divampate dai motorini. La curva l’avrebbe mancata per distrazione, perché era caduto il cellulare da cui Bottaro e gli altri ascoltavano la musica.

Da piazza Galileo Ferraris, a Marassi, il gruppetto della Bmw era salito a Quezzi per accompagnare a casa una ragazza che dopo due giorni è andata a costituirsi in questura, così come il terzo passeggero. Una quarta persona che era a bordo della macchina è ancora ricercata. Dovranno rispondere tutti di omissione di soccorso, l’autista anche di lesioni stradali. Da quanto accertato non sarebbe stata la prima volta che andava forte su quelle strade. Anzi.

“Forza ragazze, tutta Quezzi è con voi”. Il messaggio semplice di una gioventù non perfetta ma ancora capace di nutrire valori genuini. In una periferia urbana con tanta natura ma pochi spazi, dove un rettangolo lastricato con una manciata di piante in vaso e cinque panchine in legno è la più grande conquista degli ultimi anni.