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Revoca concessioni autostrade, si va ai supplementari: altri 10 giorni ad Atlantia per trovare l’accordo

Scaduto l'ultimatum, il Governo ne concede un altro ma le carte sul tavolo non sono cambiate

Genova. Un ulteriore extra time di dieci giorni per trovare un accordo, o meglio, per accettarlo, altrimenti il Governo procederà con le operazioni di revoca delle concessioni autostradali. Questo è quanto emerso dalla riunione della scorsa tra il premier Conte e i ministri De Micheli e Gualtieri, convocata per rispondere alla lettera di Aspi (leggi Atlantia) che di fatto rifiutava l’ultima ipotesi d’accordo.

Scaduto l’ultimatum, quindi, se ne fa un altro. E sul tavolo il mazzo di carte cambia di poco, con la riproposta da parte dell’esecutivo dell’ipotesi mantenere una quota azionaria di Aspi in mano ad Atlantia, per poi “scalare” la quantificazione dei danni in sede di cause civili, che a valanga arriveranno in seguito al processo sul crollo di Ponte Morandi.

Un’ipotesi già presentata nei mesi scorsi, ma mai accettata dai vertici di Atlantia perchè metterebbe a rischio tutta la tenuta del gruppo. Tenuta del gruppo che sarebbe comunque a rischio in caso di revoca delle concessioni: nella lettera di due giorni fa – rivelano le agenzie stampa nazionali – i vertici di Aspi hanno sottolineato come esista il concreto un rischio default da 16 miliardi, con oltre 7000 mila posti di lavori in bilico. Una ipotesi che, secondo quanto già risposto dal Governo, sarebbe tamponata dal subentro di Cassa depositi e prestiti nella quota azionaria oggi posseduta da Atlantia, il famoso 88%, secondo l’ultimo accordo proposta dall’esecutivo.

Nel frattempo fa capolino anche la Commissione europea, che, in una lettera il cui contenuto è stato fatto trapelare da alcune agenzie, fa sapere di “essere sul pezzo”, cioè di star valutando le rimostranze sull’intervento statale sul caso “Autostrade” portategli all’attenzione dagli azionisti di Atlantia nei mesi scorsi. Atlantia il cui valore è in flessione a Piazza Affari, a seguito del nuovo, rinnovato, gelo da parte del Governo. Insomma, si va ai supplementari, con l’impressione che nessuno voglia assumersi la responsabilità dei calci di rigore.