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Pronto soccorso in tilt, l’appello: “Troppi arrivano per paura, se avete l’influenza state a casa”

Il primario Gratarola del San Martino: "Chiamare il 112 solo se avete difficoltà respiratorie, altrimenti il sistema non reggerà"

Genova. “Voglio lanciare un appello: chi ha sintomi influenzali deve rimanere a casa e chiamare il medico. Solo un segnale di difficoltà respiratoria può giustificare l’accesso all’ospedale. In tutti gli altri casi è un gatto che si morde la coda, così il sistema andrà in tilt”. A dirlo senza giri di parole è Angelo Gratarola, direttore del pronto soccorso del San Martino di Genova che in questi giorni – come anche quelli del Galliera e del Villa Scassi –  è stato preso d’assalto da decine e decine di ambulanze con sospetti casi Covid.

“Rispetto al mese di marzo, quando il lockdown aveva eliminato i traumi e messo a riposo un’altra serie di patologie, oggi abbiamo un doppio carico di pazienti: quelli tradizionali e quelli con sintomi Covid-correlati – spiega Gratarola -. Ma accanto a pazienti che giustamente vengono in pronto soccorso perché hanno difficoltà respiratorie e sintomi importanti, ce ne sono tantissimi che vengono con una sintomatologia di tipo influenzale: febbre, un po’ di tosse, mialgie, occhi rossi, mal di testa. Questi arrivano solo perché hanno paura o perché vogliono fare il tampone”.

Secondo il primario del policlinico genovese sono circa il 30% gli “accessi impropri” sul totale dei casi Covid, che a loro volta rappresentano poco più della metà del totale in questo periodo. Persone che non dovrebbero chiamare il 112, ma “rimanere a casa, isolarsi, chiamare il proprio medico e attendere. Altrimenti – è l’allarme che lancia Gratarola – il sistema non reggerà. Il pronto soccorso è nato per altre cose. Se vogliamo preservare la tenuta della sanità d’emergenza, deve essere utilizzata con criterio”.

Due giorni fa raccontavamo di una ragazza di 21 anni in attesa per due ore fuori dal Galliera, portata in ambulanza “per precauzione” perché aveva la febbre a 38,5, poi scesa dopo aver assunto antipiretici. È evidente, allora, che in qualche punto il meccanismo si inceppi.

“Ma le pubbliche assistenze fanno quello che devono fare – le difende Gratarola -. È l’ansia da parte di molte persone che forza questo sistema. Dipende da cosa racconta il paziente, se uno racconta una storia un po’ carica l’operatore del 118 non fa altro che mandare un’ambulanza. Questo però non va bene. La terapia nelle prime fasi non cambia se si resta a casa o si viene al pronto soccorso. Se il tampone arriva in ritardo non importa, l’importante è mettersi in quarantena e prendere un antipiretico”.

Insomma, se i pronto soccorso sono pieni la colpa sarebbe della paura. Come sostiene anche Matteo Bassetti, primario di malattie infettive del San Martino, che oggi in un post su Facebook prende di mira la “comunicazione schizofrenica fatta di terrorismo e di sensazionalismo” e afferma che “nei mesi estivi andava spiegato alla gente che l’infezione da Covid, nella stragrande maggioranza dei casi, decorre in maniera lieve e si poteva gestire a casa. Questo non è stato fatto e i risultati si vedono nei nostri ospedali. Si è detto alle persone che il Covid era sempre una malattia devastante, che dava sempre complicazioni perpetue e che buona parte dei contagiati sarebbe finito intubato o morto, così, non appena qualcuno ha un sintomo, corre in ospedale a farsi curare e ricoverare per paura di non avere cure adeguate a casa”.

Dello stesso avviso il primario del pronto soccorso: “Diciamo la verità, il Covid-19 è un virus pernicioso, con una contagiosità molto elevata, ma il 95% della gente fa la malattia senza sintomi o con pochissimi sintomi. Degli altri, la maggior parte sono persone che hanno altre patologie o anziani. E anche la mortalità colpisce ancora la fetta più debole della nostra società, come fa l’influenza stagionale”.

E infine, la risposta a una fake news circolata nelle scorse ore: “Girava questa voce che il pronto soccorso del San Martino fosse chiuso. È una sciocchezza colossale, nessun pronto soccorso è mai stato chiuso, da quando è nato. Abbiamo avuto rallentamenti ovunque per il sovraffollamento e il naturale ingorgo che si è creato, ma nessuno è mai stato respinto perché non c’era posto. Anche questo va chiarito altrimenti la gente si spaventa”.