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Pestaggio del giornalista Origone, le indagini inchiodano i poliziotti ma “sembrava un manifestante”

Domani via al processo. Presidio dei giornalisti sotto il tribunale. Quattro agenti del reparto mobile accusati di lesioni aggravate

Genova. Comincia domani alle 14 nell’aula di Corte d’assise del tribunale di Genova l’udienza preliminare per il pestaggio del giornalista di Repubblica Stefano Origone. Origone fu picchiato da alcuni poliziotti del reparto mobile di Bolzaneto in piazza Corvetto nell’ambito della manifestazione del 23 maggio 2019 mentre stava assistendo all’arresto di un manifestante.

I fatti

Il 23 maggio in piazza Corvetto era stata indetta una manifestazione antifascista contro il comizio del partito di estrema destra Casapound che si svolgeva a pochi metri, in piazza Marsala. La Questura aveva predisposto una sorta di ‘fortino’ a difesa del comizio con un ingente dispiegamento di mezzi e uomini. Un nutrito gruppo di manifestanti si era avvicinato da subito allo schieramento di polizia lanciando oggetti e petardi. La polizia aveva riposto con un fittissimo lancio di lacrimogeni e poi con cariche di alleggerimento e aveva arrestato due manifestanti. Origone, che stava assistendo a uno degli arresti, era stato accerchiato e preso a manganellate tanto da frantumargli due dita di una mano finché il funzionario di polizia Giampiero Bove, che oggi dirige il commissariato Centro, non si era accorto di quello che stava accadendo e aveva letteralmente salvato il giornalista dalla raffica di manganellate. Sono quattro i poliziotti accusati di lesioni gravi e aggravate dall’uso dell’arma: si tratta di Fabio Pesci (difeso dall’avvocato Paolo Costa), Stefano Mercadanti e Luca Barone (difesi dall’avvocato Rachele De Stefanis) e Angelo Giardina (difeso dagli avvocato Rachele De Stefanis e Sandro Vaccaro). Il processo si svolge a porte chiuse. Nell’udienza di domani pomeriggio la Federazione nazionale della stampa italiana, l’ordine nazionale dei giornalisti e l’associazione ligure dei giornalisti chiederanno di costituirsi parte civile nel processo davanti al gip Silvia Carpanini.

La squadra mobile: “Origone scambiato per manifestante”

Le indagini che hanno portato al riconoscimento degli agenti erano state affidate dal sostituto procuratore Gabriella Dotto alla squadra mobile che se da un lato con un lavoro certosino nell’analisi del materiale video-fotografico è riuscita a identificare i poliziotti, dall’altro sembra approntare una sorta di difesa dei colleghi ricostruendo per ben 26 pagine i movimenti di Origone prima del pestaggio “per comprendere meglio l’influenza che può aver avuto sugli operatori di polizia – si legge nell’informativa firmata dal primo dirigente Marco Calì, oggi capo della squadra mobile di Milano – tanto da indurli ad associarlo a quel gruppo di manifestanti intenti a commettere, nel corso di tutta la manifestazione, ripetuti atti di violenza nei confronti degli schieramenti di polizia”.

Nella prima parte dell’informativa viene più volte sottolineato come Origone si trovi spesso nelle zone più ‘calde’ “vicino ai manifestanti più attivi negli scontri” fino ad arrivare ad azzardare l’ipotesi di una legittima difesa putativa da parte degli agenti: “ E’ appurato che su sei/sette persone racchiuse in uno spazio di pochi metri, cinque sono manifestanti identificati e denunciati dalla Digos […], appare plausibile che anche il giornalista Origone, che si trovava esattamente nel mezzo dei citati manifestanti, possa essere stato percepito dagli operatori impegnati nella carica, come un pericolo”. Come dire, Origone non era vestito come un giornalista (e non è chiaro come si debba vestire un giornalista), stava in mezzo agli scontri, quindi è stato scambiato per un manifestante e anche se non stava facendo assolutamente nulla era percepito come un pericolo. Fra l’altro lo stesso Origone al Pm racconterà chiaramente che nonostante, ormai a terra, abbia urlato: “sono un giornalista!” abbiano continuato a picchiarlo fino all’intervento di Bove.

I riconoscimenti

Ciò detto la ricostruzione della squadra mobile consente di mettere alcuni punti fermi sugli autori del pestaggio benché i video a disposizione degli investigatori non siano chiarissimi, con inquadrature spesso parzialmente coperte. In particolare secondo la mobile è è Fabio Pesci il primo a colpire Origone con un colpo nella parte superiore della schiena e forse anche un secondo, quest’ultimo visivamente coperto dalla figura massiccia del caposquadra Mercadanti che lo colpisce a sua volta: “Risulta ben visibile la figura dell’ispettore superiore. Mercadanti che si avvicina all’Origone e lo colpisce una volta con lo sfollagente, mentre il giornalista si trova ancora in piedi con il busto piegato in avanti” scrive la mobile. Mercadanti dalle immagini avrebbe anche sferrato un calcio a Origone ma per la mobile, visto che la scena non è completamente visibile, “non è possibile affermare che sia andato a segno e che non si tratti invece di un passo di assestamento”. Mercadanti tuttavia dà anche un secondo colpo a Origone, come accertano gli investigatori: “Solleva lo sfollagente in posizione verticale, per abbassarlo repentinamente in direzione di Origone, che in questo momento si trova disteso al suolo sul fianco destro”. Giardina avrebbe invece sferrato un calcio, ma anche qui i video sono solo parzialmente utili: “Giunto in prossimità del punto in cui Origone si trova disteso al suolo, effettua un movimento del corpo compatibile con quello di sferrare un calcio. In tale frangente, a causa della presenza di folta vegetazione, è visibile solamente la parte superiore del corpo di Giardina”. Anche Barone viene ricosciuto grazie a dotazioni di servizio particolari e a una sincronizzazione di video come responsabile di due colpi di sfollagente nei confronti di Origone.

La ‘rettifica’ del funzionario

Tra le testimonianze raccolte (tutti, ad eccezione dello stesso Origone appartengono alla polizia di Stato) c’è quella del funzionario Giampiero Bove, considerato l’eroe di quel pomeriggio perché ha impedito che il pestaggio potesse assumere conseguenze ancora più gravi. Bove nella prima dichiarazione fatta aveva detto di non aver riconosciuto nessuno degli agenti responsabili del pestaggio che era stato interrotto proprio grazie al suo intervento. Successivamente, sentito dal pubblico ministero, aveva spiegato di aver rivisto alcuni video e di aver riconosciuto Mercadanti: “Non so dire se il primo colpo sia del Mercadanti ma sicuramente alcuni successivi sì”.
Una settimana fa, nell’ambito di un’indagine difensiva depositata dall’avvocato Rachele De Stefanis che ha risentito il funzionario, Bove tuttavia corregge il tiro rispetto al riconoscimento nei video. Infatti rispondendo alla domanda dell’avvocato dice di riconoscere “Mercadanti e uno sfollagente che si muove dall’alto in basso, ma non posso dire se colpisca o meno Origone”.

Il presidio

L’avvocato di Origone, Cesare Manzitti, domani depositerà una consulenza che dimostra i danni permanenti alla mano sinistra del giornalista che a quasi un anno e mezzo dai fatti e dopo diversi interventi, è costretto ancora a portare un tutore. A sostegno del collega per domani l’associazione ligure dei giornalisti e il gruppo cronisti liguri hanno indetto un presidio a tutela della libertà di stampa a partire dalle 13.30 sotto palazzo di Giustizia.