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Palestre sul piede di guerra, giovedì manifestazione a Genova contro la “settimana di prova”

"Trattati come dei bambini, le parole di Conte sono state un danno di immagine, dicono i gestori. E anche sul fronte dilettanti le cose non sono così chiare

Genova. “Siamo sul piede di guerra, non abbiamo alcuna intenzione di farci prendere in giro dal premier e dal comitato tecnico scientifico che sfido ad affermare che lo sport è nocivo, Conte ha sottovalutato la portata delle sue dichiarazioni, ha provocato un danno di immagine enorme a un settore già in grande difficoltà”. Roberto Semino, titolare di una palestra a Sestri Ponente, è il presidente dell’Associazione Sport Liguria, che riunisce circa 300 realtà.

Le parole di Conte sull’ipotesi di chiudere o meno le palestre, a seconda di cosa succederà la settimana che si è appena aperta, sono suonate come una minaccia: “Siamo stati trattati come dei bambini, non abbiamo certo bisogno della settimana di prova per capire se siamo stati bravi o cattivi, fino a oggi ci sono stati focolai nelle palestre? no – continua Semino – ogni giorno però le persone salgono su autobus e treni stracarichi, eppure nessuno fa nulla per questo”.

L’Associazione Sport Liguria si sta preparando a scendere in piazza questo giovedì. Ancora non c’è un orario e un luogo, anche perché ci sono quartieri della città dove le manifestazioni sono al momento vietate dall’ordinanza regionale. “Sarà una manifestazione nel rispetto delle regole e del distanziamento, assolutamente pacifica – afferma il presidente dell’associazione – ma è importante provare a farci sentire, a questo punto”.

Roberto Semino ricorda che le palestre e le società sportive hanno speso “migliaia e migliaia di euro per sanificazioni, materiali, procedure, corsi di formazione per i dipendenti, nuovi protocolli di sicurezza e certificati, abbiamo rimborsato i clienti con i voucher, e tutto questo ci ha portato a cosa? – afferma – i nostri iscritti sono confusi, i possibili nuovi iscritti non ci sono perché c’è troppa incertezza, la gente è già tornata a guardare i corsi on line, ma le società sportive vivono di incassi per potersi mantenere e già così abbiamo un 50% – 60% in meno di utenze”.

Altra questione spinosa è quella degli sport dilettantistici e amatoriali. Perché se a una non attenta lettura il dpcm sembrerebbe cancellare gran parte delle possibilità di svolgere allenamenti e campionati, specialmente delle discipline di contatto (volley, calcio, rugby, e così via) in realtà la dicitura “attività competitive di interesse regionale e nazionale” apre molte possibilità.

“Di fatto con quella frase ritorniamo al dpcm dl 7 agosto – dice il presidente regionale della Uisp Tiziano Pesce – ovvio che i tornei aziendali e le attività amatoriali tout court non si potranno svolgere, ma per interesse regionali noi intendiamo anche quelle attività dilettantische che sono propedeutiche all’accesso ad attività nazionali, i campionati ufficiali vanno avanti”.

Altro discorso per la Figc che non considera di interesse regionale la seconda e terza categoria ma non la prima e quindi stop alle prime due. E poi c’è la questione allenamenti. “Come noto vengono consentiti allenamenti a livello di base ma in modalità non di contatto – ricorda Pesce – è possibile ma di certo sarà piuttosto complicato, certo tenendo conto che il comitato tecnico scientifico avrebbe probabilmente voluto stoppare tutto lo sport cerchiamo di sfruttare le possibilità che abbiamo, ma dubito che la situazione migliorerà anche perché fino a oggi il problema dei contagi non mi pare sia nato nelle palestre e sui campi da gioco”.