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Nei vicoli di Pré nasce Librìdo, bar e casa editrice tra caffè popolari, spritz e opere d’arte

Milena Antonucci ha trovato in uno degli immobili concessi da un bando del Comune, una ex tipografia, lo spazio ideale dove dare vita al suo progetto

Genova. Ci sono vite complicate, fatte di tante esperienze e situazioni diverse e ci sono momenti, in queste vite, in cui per una sorta di congiuntura astrale tutto si allinea. Mosaici incasinati dove a un certo punto il disegno ha un senso. Questo per dire che una persona può trovarsi a mettere insieme l’amore per la scrittura, la conoscenza del teatro, l’occhio per l’arte, ma anche la dimestichezza con i prosecchi acquisita in una gioventù nel Nord Est, e quella con i caffè in tante notti insonni passate a tradurre e immaginare.

Librìdo nasce così e così sarà: un insieme di tante cose. Un bar, una casa editrice, una libreria, uno spazio per esposizioni di quadri e fotografie, un luogo di ritrovo, un rifugio in quella piazza meravigliosa che è i Truogoli di Santa Brigida, nel quartiere di Pré. L’inaugurazione istituzionale sarà sabato 17 ottobre, quella con gli amici e i futuri avventori un po’ più in là. Milena Antonucci, alle prese con vernice e trapano, è elettrizzata.

“A volte questo spazio mi sembra un mostro magnifico ma troppo grande per me, sento che c’è una grande aspettativa su questo locale e questo un po’ mi spaventa, poi respiro, metto a posto un altro tassello e ricomincio”. Milena ha trovato l’occasione per dare concretezza alla sua idea in un bando lanciato all’inizio del 2019 dal Comune di Genova: l’amministrazione ha assegnato a titolo gratuito alcuni locali inutilizzati nella zona di via Pré, alcuni in buone condizioni altri meno, a micro-imprese, attività artigianali e produttive per un periodo fino a 18 mesi.

“Ho sempre pensato che un’attività di questo tipo avrebbe dovuto svolgersi nel centro storico – dice l’imprenditrice – quando c’è stato l’open day del Comune ho visto questo spazio e ho pensato che sarebbe stato perfetto ma non credevo di poter essere prima in graduatoria, appena mi hanno comunicato che poteva essere mio ho detto sì”.

Non c’è stato niente di immediato. Burocrazie, lungaggini e poi, quando si poteva partire, la pandemia. “Ho ripreso a giugno e adesso sto cercando di recuperare il tempo perso” sospira Milena, pantaloni da imbianchino e mascherina in volto. La ristrutturazione e la trasformazione di una ex tipografia (sì, tutto si tiene) in un bibliocafé non è stata semplice ma adesso ci sono muri colorati e un bancone con tutto quello che serve, pezzi di design e pezzi recuperati su “Te lo regalo se vieni a prendertelo”.

Milena Antonucci ha una formazione che più umanistica non si può. Liceo Classico, poi Psicologia e Lettere, gli studi a Padova con una tesi su Artaud, e intanto il lavoro nei bar (dove ha imparato a fare gli spritz come si deve), poi il lavoro per una compagnia teatrale, come traduttrice, il ritorno a Genova nel 2005, gli studi sull’espressione e la parola. E la voglia di aprire una casa editrice propria. “Ma non potevo fare quello e basta, non era sostenibile”.

E allora l’idea di uno spazio diverso che, ancora prima di aprire, si sta facendo conoscere. Mentre parliamo con la titolare, arrivano una mamma con la sua bambina, poi un pensionato della zona. “Vorrei che continuasse a essere un posto dove far incontrare persone di ogni tipo – continua Milena Antonucci – dove bere caffé a un euro ma se si preferisce assaggiare varietà più pregiate, dove gustare salumi e formaggi trovati da aziende del territorio, dove assaggiare i miei spritz al corochinato o al sambuco”.

Il primo ordine delle bevande è fatto. La macchina per gli espresso è pronta dietro al bancone – “che alla fine il bancone è un palcoscenico per attori mancati, no?” – alle pareti quadri di autori che Milena apprezza e che, chi vorrà, potrà anche acquistare. Un pezzo di plotter della vecchia tipografia è diventato il supporto per un mixer. Sullo sfondo musica elettronica. Su una mensola la statuina di un uomo che legge, regalo del ceramista che ha aperto i battenti poco distante, pochi mesi fa, sempre grazie al bando del Comune. Che inizia a dare i suoi frutti, “sperando che questo periodo assurdo passi in fretta”.