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Maltempo, il grido del Levante: “Anche qui un disastro, non vogliamo essere dimenticati” fotogallery

Il sindaco di Casarza Ligure: "Mezzo milione di danni e stiamo anticipando tutto noi, non esiste solo il Ponente"

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Casarza Ligure. Tra venerdì e sabato sulla val Petronio sono caduti 240 millimetri di pioggia in ventiquattr’ore. Meno dei 400 in poche ore che hanno fatto esondare il Roja a Ventimiglia, ma comunque abbastanza per causare una quantità di danni che in un comune come Casarza Ligure, nemmeno 7mila abitanti nell’entroterra del Tigullio, saranno impossibili da riparare se non arriveranno i soldi dallo Stato in tempi certi.

Abbiamo avuto danni importanti anche noi, chiediamo di non essere dimenticati“, dice il sindaco Giovanni Stagnaro. Sulla strada per Bargone, un paesino arrampicato a 300 metri di quota e 6 chilometri di distanza dal centro del comune alle spalle di Riva Trigoso, venerdì mattina si è abbattuta una grossa frana che ha tenuto isolati 200 abitanti per ore e rischia di muoversi ancora. Ma non solo. “Il torrente che scende dal monte Treggin è esondato e ha ricoperto di detriti il paese – continua il primo cittadino -. Lungo il Petronio ci sono briglie rotte e argini danneggiati. In centro un canale importante è fuoriuscito e ha provocato diversi allagamenti”.

Il bilancio è già piuttosto pesante. “Stiamo ancora finendo i conti, ma stimiamo già 500-600mila euro per le somme urgenze, più un milione per gli interventi strutturali – prosegue Stagnaro – E’ chiaro che questi soldi dobbiamo anticiparli come Comune alle ditte che stanno facendo i lavori per sistemare le frane. Non voglio lasciare indietro il paese, queste opere vanno completate subito, speriamo di essere ristorati il prima possibile. Abbiamo già acceso un mutuo”. A leccarsi le ferite sono anche alcune aziende come la Iml, già colpita da una frana due anni fa, e la Mares. Ma il capitolo dei risarcimenti a imprese e privati è ancora tutto da scrivere.

Nubifragio sul Tigullio

Numeri e problemi “nemmeno paragonabili” a quelli subiti dall’Imperiese, come ha ricordato ieri l’assessore regionale alla protezione civile Giacomo Giampedrone in sopralluogo insieme al consigliere regionale Claudio Muzio. “Ma noi faremo sentire la nostra voce – ribatte Stagnaro -. In Liguria esiste il Ponente, che è stato duramente colpito, ma esiste anche il Levante. Per fortuna non abbiamo avuto feriti, ma anche qui è stato un disastro. E rischiamo di non farcela se non avremo presto le risorse per far fronte alle urgenze”.

“Indubbiamente il Ponente ha avuto i morti, ma anche qui la situazione è seria – osserva Muzio, che a Casarza Ligure è nato e ne è stato sindaco -. Abbiamo una frana che rischia di isolare ancora un’intera frazione e l’arginatura del torrente Petronio non reggerà alla prossima piena. Inoltre c’è un’unica strada di accesso all’unica sorgente d’acqua del paese che è interrotta perché è precipitata a valle. Bisogna intervenire con la massima urgenza”.

Meno grave la situazione a Sestri Levante, dove però l’esondazione del piccolo rio Battana a Santa Margherita di Fossa Lupara ha provocato allagamenti e danni ad abitazioni e scantinati. Una frana ha minacciato l’Aurelia in via Ponzerone, nei pressi della galleria che porta a Moneglia. Ci sono criticità sulla diga di Portobello a protezione della Baia del Silenzio e nella frazione di San Bartolomeo della Ginestra, che attende un intervento di tipo strutturale per il convogliamento delle acque che dalla collina arrivano al centro del quartiere.

Nubifragio sul Tigullio

E poi, dopo una notte di paura, è arrivata la mareggiata. “Sui nuovi danni faremo nuovi progetti sui quali chiedere altre risorse alla protezione civile nazionale e alla Regione – ha scritto la sindaca Valentina Ghio – così come nelle prossime settimane avvieremo gli interventi, che erano stati fermati dal lockdown, sulla Chiusa, sul Ravino, sulla Pestella e lavoreremo su tutte le altre emergenze idrogeologiche che sono emerse in queste notti”.

I tempi per il riconoscimento dello stato di emergenza, un passaggio necessario per il versamento delle prime somme, rischiano di allungarsi. La pratica doveva andare in consiglio dei ministri ieri sera ma è stata rimandata al successivo. E adesso la bagarre sul nuovo decreto coronavirus, scaturita dalla mancanza di numero legale alla Camera che ha fatto slittare tutto a domani, potrebbe causare indirettamente un ulteriore ritardo.