Genova24 - Genova: notizie in tempo reale. Cronaca, Sampdoria, Genoa, Politica, Economia, Sport ...

L’ordinanza anti-Covid chiude i circoli, Arci: “Noi, considerati come un distributore h24” foto

"Ordinanza dannosa e ideologica" secondo le associazioni che gestiscono spazi di aggregazione per giovani e anziani e che si erano già adeguati con protocolli anti-contagio

Genova. “Chiusura dei centri culturali e sociali e dei circoli ludico-ricreativi”. La misura contenuta nell’ordinanza regionale definita per il Comune di Genova e in particolare per i quartieri dove maggiore è la circolazione del covid (parte del centro storico, parte di Sampierdarena, Cornigliano e Rivarolo) ha fatto precipitare in pieno lockdown chi gestisce e frequenta tanti spazi di aggregazione.

Perché se l’obbiettivo è evitare la diffusione del coronavirus riducendo le situazioni in cui ci siano persone, troppe, senza precauzioni e senza controllo, come accade in alcuni “circoli” che sono di fatto discoteche, la realtà è che tra Sampierdarena, il centro storico e parte della Valpolcevera si chiudono anche le porte di circoli Arci, Acli, Endas, di doposcuola e di dopolavori, di centri Auser e di società di mutuo soccorso: spazi che, in gran parte dei casi, avevano già adottato dei protocolli stringenti per evitare la diffusione del virus – partite a carte? vietate – e che ora si chiedono se non sia stato tutto inutile.

Il presidente del municipio Valpolcevera Federico Romeo ha definito quella del Comune e della Regione una “decisione inopportuna”. E anche il gruppo del Pd ha criticato la scelta chiedendo che “il sindaco Bucci e il presidente Toti incontrino al più presto i rappresentanti delle associazioni no profit. Siamo d’accordo, naturalmente, sugli interventi di prevenzione e contenimento del contagio ma ci sfugge la ratio che ha portato alla chiusura dei centri culturali e sociali e dei circoli ricreativi in alcuni quartieri genovesi, parliamo di un settore che non ha ricevuto alcun aiuto da parte del Comune e della Regione”.

Ma le parole di massima amarezza arrivano da Stefano Kovac e Walter Massa, di Arci. “Ho aspettato a scrivere per rabbia e perché impegnato in mille telefonate a seguito della nuova ordinanza regionale che stavolta riguarda Genova – afferma Massa, coordinatore regionale, che posta un incontro su streaming avvenuto l’8 maggio 2020, a fine lockdown, con il vicesindaco Pietro Piciocchi e in cui si parlava di come sostenere l’Associazionismo durante e dopo la pandemia – Risultato? Il giorno 15 ottobre l’associazionismo si ritrova a contare meno di un qualunque bar ed essere considerato alla stregua di un qualunque distributore h24. Insomma il virus circola tra i soci di un circolo e non tra i clienti di un bar. Solo gli stupidi potevano fidarsi di voi. E noi siamo stati stupidi. Ma non ci fermiamo qui. Vi sia chiaro”.

“Chiusi per diffusione di socialità e cultura – dice il presidente di Arci Genova Stefano Kovac – Mentre tutto rimane aperto, mentre gli autobus sono oltremodo pieni, loro cosa fanno? Chiudono i distributori automatici e i negozi in alcune zone, dopo le 21, ma non dove sono aperti tipo la rive gauche, no dove sono già chiusi. E poi chiudono i centri sociali per anziani e i circoli ludico- ricreativi, questa è un’ordinanza inutile dannosa e ideologica”.