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L’assessore Campora: “I bus sono pieni perché le scuole non sono organizzate con gli orari”

Scontro a distanza tra Tursi e i presidi: "Non raccontiamoci balle, i mezzi sono troppo pochi". Dietrofront del ministero sugli ingressi anticipati

Genova. “Gli autobus sono pieni perché non siamo organizzati con gli orari. La direzione scolastica non deve spalmare gli ingressi in un quarto d’ora, ma almeno di un’ora, altrimenti questo non ci permetterà di ottenere alcun tipo di risultato”. È perentoria la risposta dell’assessore comunale alla mobilità Matteo Campora interrogato a palazzo Tursi dai consiglieri di opposizione sul tema più dibattuto dell’emergenza Covid: il sovraffollamento dei mezzi pubblici.

Secondo Campora il problema è che lo scaglionamento degli ingressi non sarebbe abbastanza ampio, e così gli studenti affollano i mezzi Amt sempre in una fascia oraria comunque molto ristretta. “Le scuole superiori, la direzione scolastica e i presidi devono spalmare le entrate su un’ora e ridurre le ore di lezione da un’ora a 50 minuti“. Questo per evitare che la giornata scolastica duri troppo e sconfini oltre la pausa pranzo. “Lo chiederemo di nuovo con forza, sono norme di buon senso e semplici da attuare”, aggiunge l’assessore.

Durissima la replica dei presidi liguri che accende lo scontro a distanza con palazzo Tursi. “I bus sono troppo pieni perché ce ne sono pochi, questa è la situazione. È inutile che raccontino delle balle“, attacca Angelo Capizzi, dirigente dell’istituto Bergese e presidente regionale dell’Anp. Che contesta in toto l’analisi di Campora: “La maggior parte delle scuole attua già lo scaglionamento a distanza di un’ora, in realtà è più difficile distanziare le entrate di un quarto d’ora perché i docenti hanno un orario da rispettare e non hanno solo una classe. Inoltre i moduli orari si possono ridurre solo per cause di forza maggiore o per esigenze didattiche”.

Patata bollente che il governo ha cercato di raffreddare con una norma contenuta nel nuovo Dpcm, l’ingresso posticipato alle 9 per le scuole superiori. Norma che però ha già perso la sua potenziale efficacia. In una nota inviata all’associazione nazionale presidi, infatti, il ministero ha spiegato che la possibilità di variare l’orario già adottato è ipotizzabile solo “previa comunicazione al ministero dell’istruzione da parte delle autorità regionali, locali o sanitarie delle situazioni critiche e di particolare rischio riferite agli specifici contesti territoriali”. In buona sostanza significa che domani, giorno in cui il provvedimento entra in vigore, la maggior parte delle scuole genovesi (e non solo) non cambierà nulla della propria organizzazione.

“Saranno gli enti locali a proporre un piano alle singole scuole, ma solo nelle zone che presentano particolari criticità, assicurando anche i trasporti necessari – spiega Capizzi, che stamattina ha partecipato alla videoconferenza con il direttore dell’ufficio scolastico regionale Ettore Acerra -. Non sarà necessario intervenire con modifiche all’orario dove il sistema funziona bene. E un po’ tutti hanno rilevato che è meglio lasciare le cose così come stanno“.

L’entrata alle 9 per licei, istituti tecnici e professionali – è quello che hanno rilevato i presidi – avrebbe creato più danni che benefici. Anzitutto perché avrebbe traslato l’orario scolastico al primo pomeriggio, rendendo necessario organizzare la pausa pranzo. Ma anche perché è stato osservato che nella fascia oraria intorno alle 7.30 si muovono molti studenti e pochi lavoratori, mentre tra le 8.30 alle 9 gli utenti dei mezzi pubblici sono soprattutto le persone dirette agli uffici, cosicché aggiungere il flusso degli studenti sarebbe ulteriormente deleterio. “Semmai avrebbe più senso anticipare anticipare che posticipare – commenta Capizzi -. Se qualcuno cominciasse alle 7.30, quella sarebbe la fascia meno impegnata”.

Nei prossimi giorni sarà lo stesso Acerra a prendere contatto con comuni e città metropolitana per definire insieme alla Regione eventuali modifiche in base alla situazione dei contagi, ma a breve giro non succederà niente, a parte – in qualche caso – un ricorso più massiccio alla didattica a distanza, che comunque è già praticata da molti istituti accanto alle lezioni in presenza.

“È necessaria flessibilità, non una soluzione unica che valga per tutti ma regole che tengano conto delle esigenze dei territori – spiega il direttore scolastico -. Per alcuni l’entrata alle 9 potrebbe andare bene, per altri no, non possiamo tenere gli studenti che arrivano dall’entroterra in mezzo alla strada per più di un’ora. Si valuterà regione per regione con apposite ordinanze, questa è una competenza su cui noi non entriamo”. Laconica la risposta alle osservazioni di Campora: “Noi abbiamo comunicato per tempo quali erano le intenzioni delle scuole, se avranno bisogno di un’ulteriore riflessione ci faranno sapere”.

Gli autobus sono troppo pochi, lamentano i dirigenti scolastici. Ma la replica della giunta Bucci è sempre la stessa: “Si possono aumentare le corse ma Amt sta già facendo il massimo degli sforzi – ha spiegato Campora in consiglio comunale – e a parte i 5 milioni arrivati dal governo per il ristoro degli abbonamenti, che entrano ed escono, ad oggi non è arrivato nulla. Se oggi Amt regge e andrà avanti è perché lo farà con i soldi dei genovesi. Noi ci metteremo una cifra che probabilmente è superiore ai 12 milioni di euro“.