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Genova che osa, ecco la nostra analisi sulla “peggiore sconfitta per la sinistra ligure”

A quasi un mese dal risultato elettorale l'associazione politica fa il punto: "Non basta l’unità di tutti i partiti se questa non ha l’ambizione di governare il cambiamento"

Genova. I giovani dell’associazione Genova Che Osa, a quasi un mese dal risultato elettorale delle regionali, numeri alla mano hanno pubblicato sui loro network un’analisi di quella che hanno definito “la peggiore sconfitta per la sinistra ligure”. Qui potete trovare l’analisi, suddivisa in vari punti di interesse. Di seguito invece un commento di Stefano Gaggero, tra i fondatori di Genova Che Osa.

“Le elezioni regionali sono arrivate e passate in un lampo, quasi senza campagna elettorale, in un momento difficile. Toti ha vinto di nuovo e noi, la sinistra, per l’ennesima volta ci troviamo a perdere nella nostra regione. Questo risultato mette noi progressisti in grande difficoltà, non solo perché siamo di fronte a una sconfitta, ma per le caratteristiche di questa sconfitta, per come è arrivata, per come è maturata, per le conseguenze che avrà.

Di fronte a questa sconfitta, tutte e tutti noi abbiamo osservato che, in fondo, ogni cosa è andata secondo un copione che pareva già scritto, come chiunque si aspettava. Ma quante e quanti di noi hanno tirato un sospiro di sollievo il giorno dopo le elezioni? Alla fine poteva andare peggio, ci siamo detti. Nonostante tutto la sinistra si è presentata unita, assieme al M5S dopo tanti anni, il programma di Sansa che è arrivato tardissimo conteneva qualche spunto interessante, alcune tra le elette e gli eletti dell’opposizione sono persone nuove su cui si potrà fare affidamento.

Sono considerazioni vere, ma qui corriamo un primo pericolo. È il pericolo della consolazione e noi vogliamo mettere in guardia contro questo pericolo. Perché è vero che in teoria sarebbe potuta andare peggio—e abbiamo rasentato questo rischio molte volte—, ma nella realtà non è mai andata peggio di così.

Noi possiamo affermare un’idea diversa della Liguria e di Genova, possiamo affermare una società più eguale e più solidale, possiamo tornare a vincere le elezioni e possiamo sconfiggere la destra guidata da Toti e da Bucci, ma per farlo non dobbiamo e non possiamo accontentarci di quello che abbiamo. Non basta un programma con alcuni spunti interessanti, ma serve una nuova cultura di sinistra. Non bastano alcune elette ed eletti nuovi, ma serve una rete di persone che si riconosca negli stessi valori e si impegni per fare la differenza. Non basta l’unità di tutti i partiti, se questa non ha l’ambizione di governare il cambiamento. E non basta il 40% dei voti quanto metà delle elettrici e degli elettori si astiene.

Per tante e tanti altri, invece, la prevedibilità di queste elezioni regionali è stata l’ennesima sirena a richiamare sulla strada del fatalismo, della rassegnazione, del cinismo. La sinistra sembra non essere mai stata in partita. E da quanto non lo è più? Sarebbe facile pensare che la Liguria, e Genova, siano ormai irrimediabilmente scivolate a destra. Che Toti e Bucci godano di un consenso inossidabile. Che non si possa fare nulla per affermare un’idea diversa nella nostra regione e nella nostra città, un’idea di uguaglianze e solidarietà. Che, dunque, ogni impegno politico, almeno qui da noi, a sinistra, sia tempo perso.

Tante e tanti di noi l’hanno pensato—almeno una volta un pensiero fuggevole—e tante e tanti avendo questo pensiero in mente non seguono più la politica, non si impegnano, non votano. Qui vogliamo mettere in guardia anche contro questo secondo pericolo, quello del cinismo. Noi infatti pensiamo che l’impegno sia sempre produttivo, che sia sempre possibile fare la differenza. E proprio quando tutto sembra più difficile è importante impegnarsi di più. Non sempre i risultati saranno facili da raggiungere, né immediati, anzi lo saranno di rado, ma se l’impegno è guidato da una forte spinta valoriale, è ostinato, è costante, è coerente, è coraggioso, allora prima o poi produrrà i suoi risultati. Anche in Liguria, anche a Genova, possiamo tornare a fare la differenza.

Il nostro impegno come Genova che osa è in questo senso. Vogliamo contribuire a una nuova cultura di sinistra, anche liberandoci dalle facili consolazioni e dal cinismo. Per fare ciò, però, è necessario sapere in che mondo ci muoviamo. Per questo proponiamo una nostra lettura dei risultati delle ultime elezioni regionali.