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“Dopo la pandemia i deboli sempre più deboli”, a settembre 100 richieste di aiuto alla fondazione Antiusura

Ad aumentare non sono tanto le persone bisognose quanto gli importi necessari: "Molti sono ex lavoratori in nero che hanno perso tutto" dice il vicepresidente

Genova. Oltre un centinaio di richieste di aiuto solo a settembre. “Lo avevamo previsto, dopo la fine del lockdown sono passati alcuni mesi interlocutori ed è solo adesso che si capisce chi ce la sta facendo e chi invece rischia di restare indietro”. Alberto Montani è il vicepresidente della fondazione Antiusura Santa Maria del Soccorso di Genova e fa il punto sulle attività dell’ente caritatevole (fondato nel 1996 dall’allora arcivescovo Tettamanzi) che, a dispetto del nome, si occupa solo in minima parte di casi di usura cercando, invece, di intervenire con prestiti e aiuti affinché i cittadini in difficoltà non debbano rivolgersi agli “strozzini”.

Un mese impegnativo quello appena trascorso per i circa 60 volontari (quasi tutti ex dirigenti e funzionari di banca) che hanno continuato a prestare il loro servizio, al telefono, anche nel periodo di chiusura della sede. Tuttavia, spiega Montani, quello che è emerso da questi primi mesi di emergenza pandemica e di ricadute economiche negative sulla popolazione, è che le richieste di aiuto si sono dimezzate in numero ma l’ammontare degli aiuti distribuiti è rimasto lo stesso. “Questo significa – dice – che ci sono figure già deboli che hanno perso ogni tipo di entrata, penso a persone dipendenti di piccole aziende rimaste senza lavoro e senza ammortizzatori sociali, oppure persone che lavoravano in nero”.

La fondazione Antiusura nel 2019 aveva seguito i casi di 900 famiglie in tutta la Liguria (l’80% su Genova) ed erogato importi pari a 1,2 milioni di euro complessivi con prestiti che ammontavano a un massimo di 30 mila euro per un massimo di 6 anni di piano di rientro, nel caso di importi molto piccoli anche con aiuti a fondo perduto. I soggetti beneficiari sono privati cittadini o al massimo microimprese, ditte individuali, piccole cooperative. Il 2020 si chiuderà con un bilancio simile. “Il nostro ruolo è fare prestiti gestibili anche a persone che mai potrebbero avere accesso al credito bancario vero e proprio, protestati, cattivi pagatori, noi ci riusciamo grazie a un sistema con alcune banche con cui collaboriamo e grazie al rapporto di fiducia che si crea con chi ci chiede aiuto”.

La fondazione fa rete con i centri di ascolto sul territorio e in questo modo intercetta i bisognosi. “Durante il lockdown il lavoro degli enti caritatevoli si è modificato – continua il vicepresidente della fondazione Antiusura di Genova – si è passati dal supporto economico a quello sostanziale, sono aumentate le richieste di generi di prima necessità, ora inizia a delinearsi lo scenario dove ci sono state perdite di lavoro, faccio un esempio, c’è una donna che lavorava al mattino presso un’anziana, come aiuto, e al pomeriggio in una palestra, entrambi i lavori erano “in nero”, bene, si è trovata senza un euro di entrata e non sa più come pagare l’affitto”.

Un altro effetto particolare della pandemia, infine, è stata “una stabilizzazione della dipendenza dall’azzardo – conclude Montani – la minore possibilità di uscire da parte dei giocatori non è stata, a quanto ci sembra, bilanciata da un’esplosione del gioco on line, dobbiamo ancora capire questo fenomeno”.