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Dighe e idroelettrico nei torrenti, Legambiente boccia l’idea di Toti: “Serve manutenzione territorio”

"La storia di questi impianti in altre regioni dimostra come queste tipologie di interventi, in realtà, aumentano il dissesto idrogeologico"

Genova. Dopo la proposta del governatore Giovanni Toti di rilanciare gli impianti idroelettrici per i torrenti liguri, arriva la bocciatura, su tutta la linea, di Legambiente, che riporta i dati di un recente studio sul settore, per cui “il gioco non vale la candela“.

“Dopo quanto avvenuto nel ponente ligure, dove ancora oggi a distanza di giorni ci sono paesi isolati e persone in grande difficoltà, avremmo pensato che finalmente la nostra classe politica avrebbe preso atto che l’emergenza climatica è già in atto e che non c’è altro tempo da perdere – scrive Legambiente a Genova24 – Leggiamo invece che il Presidente Toti pensa di “mettere in sicurezza” il territorio ligure utilizzando il mini idroelettrico, cioè costruendo invasi, quindi altro cemento, per creare energia elettrica dalle acque di torrenti e rivi montani, prendendo ad esempio il modello del Trentino”.

Secondo il presidente di Regione Liguria, esistono infatti dei modelli che potrebbero essere seguiti, soprattutto nel nord est del paese: “Vorremmo fare presente al Presidente che la geomorfologia delle valli liguri è diversa da quella del Trentino e che i torrenti, dove intenderebbe captare l’acqua, non hanno un flusso costante ma molto variabile, d’estate sono spesso secchi con il rischio evidente di mettere a rischio fiumi, torrenti per produrre quantità di energia estremamente basse – però sottolineano gli ambientalisti di Legambiente – Nel Dossier sull’idroelettrico (L’idroelettrico. Impatti e nuove sfide al tempo dei cambiamenti climatici) realizzato nel 2018 da Legambiente emerge anche come gli eccessivi prelievi a scopo idroelettrico di questi ultimi anni hanno comportato pesanti ripercussioni sui corsi d’acqua tanto da indurre a un ripensamento della gestione complessiva della risorsa. Per essere più chiari, nel 2014 un totale di 2304 impianti idroelettrici di potenza inferiore ad 1MW (mini idroelettrico) ha prodotto solo il 2‰ (due per mille) dell’energia complessivamente consumata (il 5% dell’energia idroelettrica)”.

Cerusa in piena

Un intervento del genere avrebbe sicuramente un impatto il cui bilancio potrebbe essere, ancora un volta, quindi, in perdita per il complesso del territorio: “Gli impatti di una diga/invaso sono così riassumibili – ci spiega Legambiente – sconvolgimento del regime del trasporto solido (sabbia ghiaia) a valle, con probabile conseguente innesco di fenomeni di erosione accentuata negli alvei e mancato apporto di sabbia alle spiagge marine; problemi connessi allo sfangamento degli invasi. È necessario ricordare che le dighe oggi non vengono quasi mai svuotate in Italia, anche per l’impossibilità di reperire siti idonei allo smaltimento dei fanghi; cave di prestito degli inerti per la realizzazione delle dighe, con impiego di quantità enormi di cemento e altri materiali da costruzione; sottrazione di territorio, consumo di suolo e conseguente manipolazione degli ultimi ambienti naturali; urbanizzazione totale – con strade, infrastrutture e servizi vari – di un’ampia area a valle della diga, con annessi problemi di traffico e sconvolgimento dell’area per la durata di parecchi anni; problemi connessi all’alterazione del regime naturale dei deflussi a valle, si provocano gravi danni alle biocenosi fluviali; stati di ansia negli abitanti a valle degli invasi con eventuali ripercussioni sul valore economico delle abitazioni. Cambiamenti del paesaggio, del microclima e dell’ecosistema. E in ogni modo, in genere, gli invasi comportano modifiche peggiorative sia sull’ecosistema sia sul patrimonio storico-culturale“.

Insomma, l’impatto di queste infrastrutture non sarebbe irrilevante e per quanto riguarda Legambiente non solo il “gioco non vale la candela ma farebbe ancora aumentare il dissesto idrogeologico. Al contrario pensiamo che la ricetta sia intervenire in modo diffuso e capillare effettuando in primo luogo le manutenzioni dei versanti. Abbiamo, a tutti gli effetti, un problema di sicurezza ambientale che da tempo avrebbe dovuto essere affrontato – concludono – Ci sembra un buon punto di partenza avere intanto individuato il problema, ma non pensiamo che la risposta al problema possa essere quella individuata dal Presidente della Regione a cui chiediamo un’ulteriore riflessione sulla questione”.