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Covid, l’ordinanza mascherine non abbassa l’incidenza nel centro storico, Toti: “Possibili ulteriori restrizioni”

Alisa: “Gli effetti si devono ancora vedere ma in alcune aree il virus circola sei volte più che nel resto della città”

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Genova. “Non possiamo escludere provvedimenti più restrittivi per alcune zone calde, è possibile che con il sindaco Bucci si prendano ulteriori misure, se necessario”. Lo ha detto il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti questa sera durante il punto stampa. Niente “zone rosse” regionali, al momento (“ne deve ancora passare di acqua sotto i ponti, ha detto, commentando il fatto che il ministro Boccia non abbia escluso nuove chiusure tra i confini regionali) ma la possibilità di nuove ordinanze più complesse oltre all’obbligo della mascherine h24.

Che introdotto due settimane fa nei vicoli di Genova (e poi ovunque per via del dpcm) ancora non ha portato i risultati sperati. “Il cluster nei tre ‘cap’ del centro storico è caratterizzato da incidenze significative – ha detto il responsabile prevenzione di Alisa Filippo Ansaldi – e che nonostante l’ordinanza mascherine non stanno scendendo, in alcuni casi è pari a 6 volte l’incidenza in altre aree della città”. Il tema dell’incidenza (numero di casi ogni 10mila abitanti) è quello che rende il centro storico la zona da tenere sotto controllo, nonostante il 70% dei casi genovesi, in termini assoluti, corrisponda ad altri quartieri. “Ad ogni modo qualunque intervento di prevenzione ha bisogno di tempo per sortire gli effetti visibili”, ha sottolineato l’epidemiologo.

“Se ci saranno ulteriori misure restrittive – ha continuato Toti – cercheremo di fare in modo che abbiano comunque il più basso impatto sui cittadini e sulle attività economiche, aspetteremo il dpcm la prossima settimana per capire come muoverci, da lunedì e martedì ragioneremo con Alisa sullo stato dell’arte ed entro mercoledì, se necessario, decideremo qualcosa”.

Che cosa – il provvedimento più temuto dalle attività economiche è quello di chiusure anticipate – non è dato sapere, e Toti spiega perché. “Prevedere oggi quali saranno le misure nazionali, regionali o locali senza sapere quale sia effettivamente la rapidità della curva di crescita dei contagi sarebbe profondamente sbagliato nei confronti delle aspettative dei cittadini, noi lavoriamo quotidianamente con i dati alla mano”. Alla Spezia le “maggiori restrizioni” si erano tradotte sostanzialmente nel divieto di assembramento in alcune aree a rischio contagio.

Intanto potrebbe non chiudersi dopo due settimane l’esperimento del laboratorio mobile della Commenda di Pré. Lo ha detto il direttore generale della Asl 3 Luigi Bottaro: “Abbiamo avuto moltissime persone che si sono presentate e con grande senso civico – ha affermato – valuteremo nei prossimi giorni se prorogare l’apertura del centro alla Commenda oppure se immaginare di trasferirla in altri quartieri per rispondere in maniera più puntuale alle esigenze della città”.