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Coronavirus, un infermiere del San Martino: “La gente aspetta 4 giorni per un posto letto”

Protesta della Uil: "Situazione inaccettabile, il personale andava assunto prima. Chiediamo il modello Genova anche per la sanità"

Genova. “Già di mattina le barelle finiscono, anzi forse sono già occupate dal giorno prima. C’è gente che aspetta un posto letto per 3-4 giorni, troviamo inaccettabile una situazione del genere”. A raccontarlo è Matteo Cascone, infermiere del San Martino e segretario organizzativo della Uil Fpl, sindacato che oggi ha organizzato una sorta di protesta simbolica – un incontro con la stampa senza manifestazioni né presidi, poiché vietati – per denunciare la situazione critica negli ospedali alle prese con la seconda ondata di coronavirus.

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“In questa seconda ondata, che purtroppo era già prevista, troviamo che la risposta di Alisa sia stata insufficiente in termini di assunzioni e posti letto per le persone che necessitano di ricovero – continua Cascone -. Ci troviamo in una situazione inaccettabile. Non è stato fatto nulla negli scorsi mesi. Purtroppo quest’ondata era prevedibile. Alcune forze politiche sono state negazioniste, ma il virus di fatto non è mai morto. Hanno preso la pandemia sottogamba e oggi siamo qua a denunciare l’ennesimo scandalo”. A surriscaldare gli animi è stata poi la decisione di Alisa che ha bloccato ferie e permessi per tutto il personale sanitario: “Questa proposta va contro i nostri diritti e noi la rispediamo al mittente”.

Intanto la Cisl informa che la direzione del Policlinico San Martino di Genova ha dichiarato di essere in procinto di assumere oltre 500 infermieri a chiamata diretta e oltre 40 operatori socio-sanitari interinali nell’immediato futuro. “Noi chiediamo il modello Genova anche per la sanità – replica però Cascone -. Ora forse è tardi per le assunzioni, bisognava già metterle in preventivo. Ci auguriamo che avvengano nel più breve tempo possibile e chiediamo che il personale non venga assunto con contratti interinali, ma almeno che gli venga concesso un tempo determinato per consentire uno stazionamento all’interno dell’azienda”.

Nel frattempo la Uil ha scritto una lettera aperta al presidente ligure Giovanni Toti che, com’è noto, ha tenuto per sé la delega alla sanità. “Lei – si legge – ha un pieno mandato per decidere, senza perdere un minuto in inutili spot, quello che bisogna fare e che bisognava aver già fatto. La prima cosa da fare, e che bisognava aver già fatto, era assumere personale sanitario da utilizzare in prima linea nella guerra al Covid. Una guerra che non era finita nei mesi caldi ma che anzi si sta dimostrando durissima per chi la deve combattere nelle corsie degli ospedali“.

La seconda cosa da fare e che bisognava aver già fatto – prosegue la lettera – è rimuovere gli incompetenti in un’organizzazione del sistema sanitario sbagliato fondato su un uomo solo al comando. Alisa non si doveva fare, ma lei ha il dovere oggi di farla funzionare. Scelga una guida competente senza bilancini politici ma in grado di conoscere la Liguria i in profondità. Presidente e anche assessore Toti, su di lei oggi pesa un enorme responsabilità quella di decidere e di farlo al meglio. La situazione che viviamo e vivremo è drammatica ed è completamente fuori controllo: individui senza perdere tempo un ristretto gruppo di persone in grado di affrontare la questione“.