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Coronavirus, il sindacato dei pediatri: “Troppo complicato avere i referti dei tamponi”

Alessandro Giannattasio (Sipspe) mette in luce alcune inefficienze nel sistema di comunicazione tra medici e Asl. E avanza qualche dubbio sui "test rapidi"

Genova. Nei giorni scorsi è stato annunciato come, insieme ai medici di medicina generale, anche i pediatri di libera scelta potranno entrare in gioco per effettuare tamponi rapidi e aumentare la capacità di tracciamento del sistema sanitario regionale. Ma da parte del Sipspe, sindacato italiano specialisti pediatri, ci sarebbero ben altri problemi da risolvere prima di aggiungerne altri, a partire dal sistema di comunicazione dei referti tra asl e medico.

Alessandro Giannattasio è il segretario provinciale e regionale del Sipspe. “Parlo a nome del sindacato e posso affermare che molti nostri iscritti stanno lavorando in condizioni molto complicate, uno dei problemi principali è che a oggi noi pediatri non riceviamo il referto dei tamponi positivi neanche dopo un mese e questo è un problema di tipo medico-legale perché ad esempio sia i medici di medicina generali sia i dirigenti scolastici ci chiedono queste informazioni per procedere con le segnalazioni dei contatti stretti”.

Un’altra questione, che secondo il sindacato si potrebbe risolvere con un intervento sul sistema informatico, è che oggi se un paziente ha già ricevuto un tampone – anche a distanza di settimane o di un mese – il sistema non permette di effettuare una nuova segnalazione. “Può sembrare un banale problema informatico – racconta Giannattasio – ma è un intoppo operativo non da poco per noi pediatri che magari ci ritroviamo con un bambino con sintomi a distanza di qualche tempo nonostante abbia già effettuato un tampone in passato”. La Asl, in sostanza, deve sbloccare manualmente e su richiesta dei medici (magari dopo ore di tentativi telefonici) il profilo del paziente, altrimenti non si può richiedere un altro tampone.

E queste sono solo le prove generali – continua il segretario regionale del sindacato italiano specialisti pediatri – deve ancora iniziare l’influenza stagionale e abbiamo bisogno di procedure più snelle, rapide e ottimizzate”. E’ capitato, spiega Giannattasio, anche che i medici pediatri venissero contattati dell’Igiene per svolgere pratiche non di loro competenza, come ad esempio la comunicazione a scuole e famiglie della necessità di quarantena. Il sindacato ha informato delle problematiche l’ordine professionale e Alisa ma finora senza esito.

Infine il Sipse esprime perplessità sull’annunciata sostituzione dei tamponi molecolari con i test rapidi (già utilizzati negli ambulatori mobili davanti alle scuole) anche all’hub del Gaslini.