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Lettere al direttore

Coronavirus, il racconto di un marittimo: “Noi, prigionieri a bordo senza possibilità di scendere”

“Un ulteriore sacrificio che si aggiunge ai diritti preclusi, tra cui quello di voto, a meno che la nave non si trovi in porto italiano”

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Genova. Sono un marittimo, lavoro su navi da carico che compiono navigazione internazionale e fanno scalo a Genova ad intervalli regolari. Per me un periodo di imbarco dura dai 4 fino ai 6 mesi, scalando vari porti dell’Africa e del Medio Oriente.

Al termine di un viaggio di circa 3 mesi, al rientro della nave nel porto di Genova, dopo essere rimasto in “lockdown” a bordo, soprattutto durante le soste nei vari porti esteri, avendo contatti praticamente inesistenti con persone al di fuori dell’equipaggio, verrà preclusa a me ed ai miei colleghi la possibilità di mettere piede a terra, anche solo per fare piccoli acquisti di prima necessità come indumenti, prodotti per la cura della persona, eccetera, i quali non sono disponibili a bordo.

Siamo poco più di 20 persone a bordo. I nostri contatti con l’esterno, durante questo periodo, si sono limitati ai controlli della temperatura da parte delle autorità locali, svolgimento delle pratiche all’arrivo/partenza (scambio di documenti) e (relativa) vicinanza ai lavoratori portuali che caricano e scaricano la nave (con rigorosa osservanza delle norme anti-Covid), nei porti esteri.

Per il resto del tempo siamo stati in navigazione, al lavoro e a riposare nelle nostre cabine, isolati dal resto del mondo. Tenete presente che tra un porto e l’altro possono passare fino a 7-8 giorni.

Alcuni miei colleghi, che dovranno sbarcare per rientrare a casa, essendo terminato il loro periodo di lavoro, potranno scendere dalla nave, prendere un treno, un aereo, un taxi o un autobus e rientrare alla propria abitazione, seguendo le stesse procedure per chi rientra dall’estero.

Come mai io, che non ho terminato il mio contratto, e dovrò quindi restare altri 3 mesi a bordo, non posso nemmeno andare a terra per comprare un paio di calzini?

Tutto ciò si aggiunge ai parecchi sacrifici che noi marittimi dobbiamo compiere durante il nostro lavoro, ed ai diritti che ci sono preclusi, tra cui il diritto di voto, a meno che la nave non si trovi in un porto italiano.

Lettera inviata da un cargo battente bandiera italiana.