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Coronavirus, i presidi delle scuole superiori: “Entrare tutti alle 9 rischia di aggravare il problema”

Ulteriori assembramenti e orari da rifare, la decisione non convince i dirigenti. Domani riunione con l'Usr, poi Amt valuterà modifiche

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Genova. “È un tentativo di porre rimedio al problema dei trasporti, ma secondo noi non lo risolve assolutamente. Anzi, se non viene interpretato nel modo giusto, potrebbe aggravare il problema”. Regna la prudenza – e in qualche caso lo scetticismo – tra i presidi genovesi dopo la decisione del governo di far entrare tutti gli studenti delle superiori in maniera scaglionata “e disponendo che l’ingresso non avvenga in ogni caso prima delle 9.00“, come recita il testo del decreto. Una disposizione che ha messo sull’attenti i dirigenti scolastici, chiamati a ritoccare gli orari nell’arco di sole 48 ore prima che entri in vigore il Dpcm.

“Pensiamo ai ragazzi che arrivano dall’entroterra, che devono prendere l’unica corriera che magari li porta a Genova alle 7.15. Sarebbero costretti ad attendere per due ore fuori dalla scuola – riflette Angelo Capizzi, presidente ligure dell’associazione nazionale presidi -. E poi bisognerà modificare gli orari dei docenti. L’ingresso è previsto dalle 9, ma le singole scuole a loro volta puntano a differenziare le entrate. E lo scaglionamento non si può fare sulla base di 15-20 minuti perché gli insegnanti passano da una classe all’altra”.

“Le sei ore di lezione vanno fatte comunque, se qualcuno entra alle 9 vuol dire che esce alle 15 – ribadisce Maria Aurelia Viotti, preside del liceo classico Andrea D’Oria – e quindi dovremo organizzarci per consentire la pausa pranzo in classe. Inoltre, se tutti dovessero entrare alla stessa ora si ripresenterebbe il problema degli assembramenti all’ingresso. È chiaro che il decreto andrà declinato sulle varie realtà locali, dobbiamo capire quale livello di autonomia avremo prima di decidere come muoverci”.

Il problema, insomma, sarà capire quanto margine di manovra avranno i singoli istituti. Tra i fattori che incidono c’è anche quello geografico: le scuole concentrate in un solo quartiere dovranno per forza differenziare i tempi di ingresso e di uscita, altrimenti si rischierà ancora di sovraffollare i bus, seppur con un’ora di posticipo. Dopodiché bisognerà trovare una quadra con le aziende di trasporto pubblico che attendono le indicazioni del sistema scolastico per riprogrammare eventualmente l’orario sulla base dei nuovi flussi che verranno a crearsi.

Per questo domani mattina alle 10 è prevista una riunione in videoconferenza tra i dirigenti e l’ufficio scolastico regionale. “In quella sede ci aspettiamo che arrivino indicazioni specifiche – aggiunge Capizzi -. Speriamo che lo Stato indirizzi bene queste nuove regole, che non possono essere uguali per tutti. Serve buonsenso”. In base all’esito della riunione, Amt e Atp valuteranno se apportare variazioni al servizio, tenuto conto anche del fatto che ci saranno più lavoratori in smart working rispetto alla scorsa settimana.

In ogni caso l’imposizione dell’entrata “tardiva” non sembra aver raccolto molto consenso. “A nostro avviso c’erano soluzioni migliori – prosegue Capizzi – ad esempio impiegare risorse economiche per stipulare convenzioni e mettere a disposizione degli studenti delle navette. Ci sono molte ditte private che non stanno lavorando. Lo stesso modello era stato applicato dopo il crollo di ponte Morandi e aveva funzionato”.

Del resto ogni scuola finora si è regolata a modo suo. Al Montale, dopo alcuni casi di studenti positivi, si procede con la didattica a distanza a rotazione. Al D’Oria era stato trovato un equilibrio ancora differente: ingressi scaglionati tra le 7.50 e le 8.30 e didattica a distanza in contemporanea per tutte le classi eccetto le prime: due terzi degli alunni presenti in classe, gli altri collegati in videoconferenza da casa. “È un sistema che funziona bene – commenta la preside Viotti -. È chiaro che ci sono molte soluzioni percorribili, ma dobbiamo capire che cosa è tassativo e cosa non lo è”.