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Coronavirus, gli Usa lasciano tutti senza Remdesivir: “Ma a Genova non c’è alcun allarme”

Il San Martino era stato il primo ospedale in Italia a ottenere il farmaco che ha curato il presidente Donald Trump

Genova. L’ospedale San Martino era stato il primo in tutta Italia a ottenere la possibilità di usarlo. E Matteo Bassetti fu il primo ad annunciare che un paziente era guarito con quella terapia. Stiamo parlando di Remdesivir, farmaco prodotto dall’americana Gilead, risultato efficace già contro l’ebola e adesso contro i sintomi del coronavirus. Come scrive oggi The Guardian, gli Stati Uniti si sarebbero accaparrati tutte le scorte per i prossimi tre mesi, mandando in crisi il resto del mondo.

Situazione che tuttavia non riguarderebbe per ora l’Italia, come ha affermato l’Aifa nelle scorse ore, e tanto meno la Liguria che è l’unica regione italiana insieme al Veneto ad essersi dotata di un magazzino regionale per conservarlo. “Al momento siamo messi bene, il farmaco è disponibile – spiega Sabrina Beltramini, direttrice della farmacia ospedaliera del San Martino -. Abbiamo avuto un po’ di carenza nel weekend ma siamo stati subito riforniti”.

Gli approvvigionamenti a Genova arrivano direttamente dall’Aifa ogni giorno sulla base delle richieste inoltrate dagli infettivologi per ogni singolo paziente. L’azienda, che ha sottoscritto un contratto di fornitura con l’Ema (l’agenzia europea del farmaco) invia le confezioni all’Aifa che le distribuisce ai vari centri. Il San Martino a sua volta manda le dosi agli altri ospedali liguri, un meccanismo che permette di soddisfare tutte le esigenze nel giro di poche ore.

Il Remdesivir, tornato alla ribalta dopo il ricovero di Donald Trump che è stato curato anche con questo farmaco, finora si è dimostrato efficace nel trattamento precoce dei malati che manifestano sintomi acuti e, come ha spiegato di recente la Commissione europea, “è in questa fase l’unico medicinale con un’autorizzazione all’immissione in commercio condizionata nell’Ue per il trattamento di pazienti Covid-19 che necessitano di fornitura di ossigeno”.

Era il 2 marzo quando Bassetti annunciò di avere chiesto la possibilità di sperimentare il farmaco per uso compassionevole sui pazienti di malattie infettive. Il 17 marzo si registrò a Genova il primo paziente guarito con l’uso di Remdesivir. Poi le cose avevano iniziato a complicarsi e la sperimentazione era rimasta bloccata fino alla nuova autorizzazione dell’Aifa arrivata il 1° maggio. Da settembre il farmaco è disponibile per tutti a livello commerciale, ma adesso la mossa degli Stati Uniti rischia di lasciare gli altri a bocca asciutta. Tanto che l’Unione Europea è corsa ai ripari acquistando 500mila dosi aggiuntive.

“Da quello che risulta al momento non c’è alcun allarme legato alla disponibilità del Remdesivir che non è acquistabile in farmacia ma  continua ad arrivarci regolarmente – conferma Beltramini -. Ogni giorno ci arrivano autorizzazioni in media per una decina di pazienti. Per ciascuno di questi forniamo un ciclo completo che si compone di sei fiale. Anche quando questo percorso non era ancora in piedi noi ci siamo attrezzati acquistando in India, quindi non abbiamo mai avuto problemi”.