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Coronavirus, Genova preoccupa gli scienziati. Stasera l’annuncio di Conte con le nuove misure

Verso la chiusura di palestre e piscine, orari di chiusura più stringenti per i locali, didattica a distanza per le scuole

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Genova. Nuova stretta su bar e vendita di alcolici, stop a palestre e piscine, spinta su smart working e didattica a distanza per ridurre l’affollamento sui mezzi pubblici. Dopo l’impennata di contagi registrata nella settimana che sta per concludersi il governo è pronto a varare un nuovo Dpcm con misure ancora più severe. Lo farà probabilmente tra oggi e domani, dopo l’ennesima giornata di incontri e riunioni. In serata è attesa comunque una conferenza stampa del premier Giuseppe Conte.

In mattinata, intanto, è stato convocato ancora un tavolo tra governo e Regioni con il ministro Francesco Boccia e il commissario Domenico Arcuri. In collegamento anche Speranza, De Micheli, Azzolina e Borrelli. Su diversi punti è probabile che alla fine si trovi un’intesa al ribasso in base alle richieste dei governatori, ma l’intenzione del governo sarebbe quella di lasciare comunque a loro la responsabilità delle chiusure più drastiche.

E secondo quanto riportano oggi alcuni quotidiani, nella “lista nera” del comitato tecnico scientifico ci sono Milano e Napoli, ma anche Genova dove i casi salgono al ritmo di 300 al giorno. Per queste città gli esperti avrebbero consigliato misure molto restrittive. La Liguria, del resto, è la quarta regione per incidenza (al primo posto la Valle d’Aosta con 1.383 casi per 100mila abitanti, Trento 1.256, Lombardia 1.230, Liguria 1.144).

Ma cosa ci sarà nel nuovo decreto? Una delle ipotesi era la chiusura di palestre, piscine, centri sportivi e sport dilettantistici in genere, ma su questo punto potrebbe esserci un dietrofront. Stop anche a fiere e congressi. Dovrebbero restare aperti comunque cinema, teatri, parrucchieri ed estetisti. È scontro sugli orari di chiusura dei locali: per i ristoranti gli scienziati hanno proposto le 22, alla fine non si dovrebbe scendere sotto le 23 (attualmente mezzanotte). Mentre per bar e pub c’è l’idea di vietare la consumazione in piedi già dopo le 18 e di chiudere alle 21.

Novità importanti sono al vaglio sulla scuola. Dopo le proposte avanzate da diverse Regioni (tra cui la Liguria), si valuta l’introduzione della didattica a distanza alternata per gli studenti delle scuole superiori, ma anche orari di ingresso posticipati (si parla di entrata alle 11 del mattino), sempre per risolvere il problema dei mezzi pubblici troppo affollati. Allo stesso modo ci saranno nuove norme per agevolare lo smart working e limitare così gli spostamenti urbani.

Le regole attuali a Genova

In tutta la città è in vigore il Dpcm che impone l’uso obbligatorio delle mascherine all’aperto e la chiusura di tutti i locali a mezzanotte (alle 21 se non c’è la possibilità di consumare al tavolo). Per effetto dell’ultima ordinanza regionale, inoltre, sono chiusi tutti i distributori automatici h24 ed è vietata la vendita di alcolici in negozi e supermercati dalle 21 alle 8. Nelle quattro “zone ad alto rischio” è inoltre vietato stazionare per strada insieme ad altre persone, non si possono organizzare manifestazioni, sono chiusi i circoli (dalle 21) e le sale giochi.

La posizione di Toti

“Abbiamo chiesto di tutelare bar e ristoranti e di non procedere a un’ulteriore stretta, almeno per quei locali che seguono le regole – ha spiegato ieri il governatore Giovanni Toti facendo il punto a fine giornata -. Torno a ripetere agli amici esercenti che è molto importante che applichino le regole di prevenzione con grande scrupolo, a questa condizione cercheremo di preservare la loro attività. È possibile che vi sia (qualcuno nel Governo lo chiede) un anticipo della chiusura dei bar: noi riteniamo che sia sufficiente il divieto di asporto di alcol e di assembramento davanti ai locali, ma anche questo dev’essere rigorosamente rispettato”.

Per la scuola, invece, “la didattica a distanza dovrebbe essere attivata per gli ultimi due anni delle superiori a rotazione, una settimana a scuola e una a casa, oppure due giorni a scuola e due a casa con i ragazzi più grandi: sono persone autosufficienti che possono tranquillamente seguire le lezioni da casa senza assistenza parentale”, ha concluso Toti.