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Coronavirus, “Diteci cosa state facendo”: la petizione-appello della società civile all’Asl3

Lanciata una raccolta firme per chiedere più trasparenza e dialogo nella gestione della lunga emergenza sanitaria

Genova. “Diteci cosa state facendo, consentiteci di fare delle proposte, e ragioniamo su come poter aiutare il sistema sanitario in questa emergenza”. Questa la sintesi della petizione-appello lanciata in queste ore da alcuni rappresentanti di associazioni, gruppi di studio, esperti e attivisti e diretta ad Asl3 e al relativo Dipartimento Prevenzione.

La raccolta firme è stata promossa da quella che semplicisticamente si potrebbe definire come “società civile”, intesa come aggregazione di cittadini che attivamente si propone di intervenire a livello sociale, ma non solo, per tamponare eventuali buchi delle istituzioni, in una logica critica ma anche collaborativa rispetto alle decisioni prese nei palazzi.

“A Genova, ed in Liguria, leggendo ed ascoltando tantissime testimonianze il quadro che emerge è che il sistema sembra non stia funzionando in maniera appropriata – si legge nel testo della petizione – Di contro, le comunicazioni ufficiali sembrano orientate alla rassicurazione sulla bontà delle procedure. Emerge così un quadro fortemente disorientante, che ricorda, per alcuni aspetti, quello emerso nei primi mesi della pandemia. Da un lato, cittadini “lasciati soli” e non in grado di ottenere risposte affidabili in tempi certe e dall’altro istituzioni e apparati istituzionali che non sembrano dare comunicazioni coerenti”.

Ma a preoccupare sono le ricadute sociali di questo congiuntura, che era prevista ma che sembra nuovamente non esattamente sotto controllo: “In questa situazione la cosa che ci preoccupa veramente sono gli effetti sul contenimento del contagio. E l’assistenza ai cittadini ai quali si richiede di non accedere ai pronto soccorso degli ospedali e che rimangono a casa ammalati e giustamente preoccupati e spaventati. Ed è al fine del contenimento del virus e delle risposte ai cittadini ed alle cittadine che vorremmo aprire un canale di dialogo e di cooperazione tra cittadini e Servizio Sanitario”.

“Una richiesta che nasce dal fatto che sembra non sia stato fatto nulla o troppo poco rispetto a quello che si poteva fare, alla luce di questa seconda ondata che era attesa e messa in conto – ci spiega l’avvocato Emilio Robotti, uno dei promotori dell’iniziativa – c’è una totale assenza di trasparenza rispetto alle modalità di raccolta dei dati su cui vengono poi presi i provvedimenti, e soprattutto non si è pensato a qualcosa di diverso rispetto a marzo scorso, e cioè rispetto ad una risposta in prevalenza ospedaliera alla pandemia“.

L’intendo della petizione è quello di fare sistema con tutte le parti attive della società, cercando di evitare nuovi drammi come quelli che abbiamo vissuto la scorsa primavera: “Chiediamo di avere delle risposte e sapere come stanno le cose, se si sa – spiega Robotti – e visto che è una emergenza, siamo qua per offrirsi come società civile, ognuno di noi ha infatti un ruolo in associazioni del terzo settore, per verificare come eventualmente collaborare”

Oltre alla richiesta di trasparenza “l’appello finale è che noi ci rendiamo disponibili ad aiutare il sistema sanitario e tutta la società – conclude – ma il sistema sanitario deve voler farsi aiutare“.