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Lettere al direttore

Casco obbligatorio in bicicletta, la lettera aperta della Fiab ai consiglieri comunali genovesi

Ci sono diversi studi e i dati dimostrano che la salute di chi si muove con la bicicletta per strada non è salvaguardata dal casco

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Genova. Una lettera aperta da parte della Fiab, ai consiglieri comunali genovesi in merito all’obbligo del casco. La riceviamo e pubblichiamo integralmente

Vogliamo subito premettere che Fiab Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta consiglia l’uso del casco e tutti i suoi soci tesserandosi sono automaticamente assicurati per la responsabilità civile del ciclista. Non per questo Fiab è contraria all’obbligatorietà del casco e dell’assicurazione per chi usa una bicicletta. Può sembrare un’incongruenza? Non lo è, ve lo spieghiamo subito:

Casco: ci sono diversi studi e i dati dimostrano che la salute di chi si muove con la bicicletta per strada non è salvaguardata dal casco. Il casco da bici infatti è utile solo se si cade da soli e non si riesce a mettere le mani avanti, ma se si viene investiti da un’auto o da una moto o se si cade a velocità elevate il casco non serve a niente. L’obbligo del casco però scoraggia l’uso urbano della bici e quindi provoca (come dimostrato in Australia, Canada e Nuova Zelanda, dove lo avevano reso obbligatorio o fatto forti campagne per sostenerne l’uso) una diminuzione dei ciclisti per strada. In questi paesi infatti sono tornati indietro. In nessun paese ad “alta ciclabilità” il caso bici è obbligatorio, ma la sicurezza si raggiunge con abbassamento della velocità dei veicoli e relativi controlli e con il principio “safety in numbers”, ovvero più persone si muovono in bici e più sono visibili, generando maggiore attenzione da parte degli altri utenti della strada. Più persone usano la bici e meno usano l’auto o la moto, meno mezzi motorizzati ci sono e più le strade sono sicure.

Assicurazione: valgono le stesse considerazioni fatte per il casco. La bici è un oggetto semplice, di facile utilizzo, un’appendice delle gambe dell’uomo, più obblighi mettiamo più scoraggiamo il suo utilizzo. Da considerare poi che i danni che può provocare una bici sono sicuramente molto bassi e meno frequenti rispetto a quelli che possono causare veicoli a motore che procedono a più di 25 kmh. Difatti nelle polizze assicurative del capo famiglia la copertura per l’uso della bici è citata assieme alle altre attività del tempo libero quali ad esempio bricolage, pratica di campeggio, giardinaggio, pesca… Un’assicurazione obbligatoria sarebbe un’inutile ed ulteriore balzello a carico del cittadino.

Si è parlato poi anche di targa per i monopattini e magari qualcuno nella confusione ha pensato anche per le bici. Beh, che dire, questo ci fa sorridere. Semmai il Consiglio Comunale potrebbe adoperarsi per impegnare Sindaco e Giunta per favorire una punzonatura dei telai con registrazione del loro numero in modo tale da contrastare i furti e la ricettazione dei mezzi, seconda ragione dopo la sicurezza personale che limita l’utilizzo della bici in città.

Più in generale apprezziamo questa attenzione del consiglio comunale verso la sicurezza di chi sta in strada ma pensiamo vada indirizzata nella direzione giusta. Diamo due numeri: nel 2019 sulle strade del Comune di Genova ci sono stati 3.740 incidenti, con 4.500 feriti e 18 morti, di questi 606 hanno riguardato investimenti di pedoni che hanno causato 726 feriti e 8 morti, nemmeno uno di questi è stato investito da una bici. Crediamo pertanto che se si vuole impegnare il sindaco e la giunta per qualcosa che serva alla nostra comunità è inutile perdere tempo con questioni che non sono nemmeno di competenza comunale ma far sì che migliori la sicurezza sulle nostre strade utilizzando gli strumenti legislativi a disposizione (zone 30, controllo della velocità, contrasto alla sosta in doppia fila, corsie bus protette, piste ciclabili protette, ecc.). Questo sì di competenza comunale in quanto ente proprietario del 99% delle strade cittadine.