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Cannabis light: in Liguria consumo triplicato in quarantena, ma nuova legge mette a rischio il mercato

In tutta la Liguria sono una ventina i negozio dedicati, con centinaia di lavoratori coinvolti: in Italia il business vale almeno mezzo miliardo

Genova. Durante lo scorso lockdown il consumo di cannabis light, secondo le riviste del settore, tra cui Cannabis for Future, è triplicato nel giro di poche settimane, in Liguria come nel resto del paese, facendo schizzare il mercato delle “depotenziate” fino a fargli sfiorare il mezzo miliardo di fatturato su base nazionale. Ma questo boom potrebbe essere ridimensionato, se non azzerato, da una controversa norma approvata nei giorni scorsi che per permettere la sperimentazione di un farmaco, ha inserito il principio attivo del cannabinolo nella lista dei medicinali droganti.

Andiamo con ordine: nel 2019, dopo l’approvazione americana dell’anno precedente, è stato approvato anche in Europa il Epidyolex® della GW Pharma, un farmaco a base di CBD naturale, le cui indicazioni terapeutiche autorizzate sono il trattamento di due forme di epilessia farmacoresistente. Nell’Ottobre 2020 è arrivata la modifica normativa che classifica in Italia l’ Epidyolex come farmaco stupefacente nella famosa sezione B (come la cannabis medica).

In altre parole i principio attivo è stato inserito nella lista delle sostanze droganti. Ma da qui nasce l’incertezza: da un lato si potrebbe interpretare questa novità in senso restrittivo, accomunando tutte le forme in cui si presenta il Cbd (tra cui le infiorescenze, vero core business del mercato della cannabis light) e quindi di fatto vietandone la libera vendita fuori dai circuiti farmaceutici, oppure in senso largo, intendendo la restrizione solamente per quel determinato tipo di lavorazione, lasciando di fatto lo status quo.

Questa incertezza, però, getta un’ombra inquietante su uno dei (pochi) settori merceologici robustamente in crescita in questi ultimi mesi. Un boom che ha investito anche la nostra regione che nel giro di pochi anni, dal 2006 al 2019 ha visto passare i negozi specializzati da 6 a 20 unità (la Lombardia, che guida la classifica italiana è passata da 16 a 143), senza contare la distribuzione delle infiorescenze legali anche nel circuito dei tabacchini. Difficile avere un dato preciso, ma per quanto riguarda la nostra regione gli addetti al settore potrebbero essere qualche centinaia, contando che in tutto il paese sono almeno 1o mila i lavoratori coinvolti nella filiera, con 1.500 nuove aziende specializzate e altre 800 aziende agricole nate negli ultimi anni. Secondo le stime di Cannabis for Future, una associazione nazionale che si occupa della promozione della canapa, a livello europeo il mercato sarebbe arrivato a sfiorare il 30 miliardi di euro, mentre in Italia si aggirerebbe a circa mezzo miliardo, con un dato praticamente triplicato nel giro di pochi mesi.

Il boom commerciale della canapa light, inoltre ha avuto un effetto molto positivo nella lotta al traffico illegale di canapa con un contenuto di THC elevato. A testimoniarlo è uno studio che è stato condotto da Francesco Principe, Leonardo Madio e Vincenzo Carrieri: i ricercatori hanno preso in considerazione il lasso di tempo tra il mese di maggio del 2017 e il mese di febbraio del 2018. In base ai dati che sono stati raccolti, si può arrivare a sostenere che sia diminuito di ben il 33% il numero di piante di cannabis che venivano coltivate in clandestinità, e una riduzione dell’8% ha riguardato la diffusione di hashish con una concentrazione di THC elevata.