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Art di Yasmina Reza: debutto brillante al Teatro della Tosse fotogallery

La recensione della nuova produzione della Fondazione Luzzati-Teatro della Tosse

Genova. Un testo favoloso e attori che sembrano nati per la parte. Un binomio che stravince e che è l’essenza del teatro. Senza troppi fronzoli.

Sulle note di White Room dei Cream Luca Mammoli, Enrico Pittaluga e Graziano Sirressi si godono applausi interminabili al termine della prima di Art (di Yasmina Reza), nuova produzione della Fondazione LuzzatiTeatro della Tosse, che resterà in cartellone sino al 25 ottobre (dal martedì al sabato alle 20.30, la domenica alle 18.30, lunedì riposo. Il 30 ottobre al Teatro del Ponente).

La sala Campana, piena solo a metà per via delle norme anti-Covid, ha fatto sentire tutto il suo calore dopo un’ora di risate, anche crudeli, sul significato dell’amicizia, della sincerità, ma anche dell’arte. Un massacro emotivo raccontato con toni di commedia.

Serge (Graziano Sirressi) è un dermatologo appassionato di arte contemporanea, Marc (Luca Mammoli) è un ingegnere aeronautico che cerca di limitare i suoi scatti di cinismo tagliente con l’omeopatia, Yvan (Enrico Pittaluga) dopo una vita nel tessile, è ora rappresentante di articoli di cartoleria e sta per sposarsi, ma non sembra molto felice della cosa.

I tre sono amici da 15 anni, ma il loro rapporto verrà messo alla prova dall’acquisto di un costoso quadro di arte contemporanea da parte di Serge. Una tela completamente bianca. Per Marc “è una merda” e quella definizione così tranchant scatena un’inesorabile serie di confronti a parole in cui viene messa in discussione la stessa amicizia con Serge. Yvan cerca di mediare, ma la sua costanza nel non prendere posizione e nel subire sempre tutto e tutti, scatena l’escalation che farà volare gli stracci tra tutti e tre.

Un finale (che non raccontiamo), in linea con quanto visto sino a quel momento, in cui la doppiezza degli atteggiamenti non si esaurisce con il “gesto” solo in apparenza risolutivo che Serge chiede di compiere a Marc.

Una scena scarna, assente, con solo un’enorme tela bianca da fare da sfondo. Emanuele Conte, che cura regia e scenografie, fa occupare la scena agli attori facendoli restare fermi in un punto fisso, lasciando spazio solo alla loro gestualità che è efficace nel far capire sin dall’inizio che questa amicizia è solo di facciata: mani in tasca, braccia incrociate e poi dita che indicano, occhi che non guardano l’interlocutore.

Il cambio di luci (di Matteo Selis) fa capire quando il personaggio parla a se stesso, dicendo finalmente una verità che viene prima taciuta e poi scoperchiata a poco a poco. Altro punto di forza è il ritmo serratissimo volutamente impresso con cui gli attori sputano veleno l’uno sull’altro.

Con scena e movimenti ridotti all’essenziale (nella foto di apertura uno dei rari momenti dinamici), ma costumi (di Daniela De Blasio) efficaci nel far capire al primo sguardo le personalità dei protagonisti, si apprezza ancora di più la capacità attoriale dei tre sul palco (che fanno parte del collettivo Generazione Disagio) nel disegnare le personalità dei personaggi tra vanità, egoismo, scoppi d’ira, ipocrisia, passività.

Un testo valorizzato da una traduzione efficace che si può trovare anche su carta: (Federica Di Lella e Lorenza Di Lella – Adelphi). Uno spettacolo da segnare in agenda senza esitazione.

ART from Teatro della Tosse on Vimeo.