Genova24 - Genova: notizie in tempo reale. Cronaca, Sampdoria, Genoa, Politica, Economia, Sport ...

Alluvione del 1970, oggi potrebbe succedere ancora? Cosa è cambiato e cosa ancora no fotogallery

In questi 50 anni è cambiata la nostra conoscenza del territorio, ma sono cambiati anche i fenomeni

Genova. Che cosa è cambiato negli ultimi 50 anni per quanto riguarda la riduzione del rischio idrogeologico per il bacino del Bisagno? Oggi sono possibili scenari come quello verificatosi il 7 e 8 ottobre del 1970? Tutte domande che sorgono spontanee nel giorno dell’anniversario di quella terribile alluvione che trascinò con sé 43 vite, strappate dalla furia dei torrenti, dalle frane e dai crolli.

alluvione 1970

Grazie alla giornata di approfondimento organizzata dall’Ordine dei Geologi della Liguria abbiamo raccolto alcuni dati che ci permettono di tracciare un bilancio degli ultimi anni, per capire che cosa è cambiato, e come, e che cosa ancora no. E da qui provare a trovare una risposta, che purtroppo, come vedremo, non ci permette ad oggi di escludere eventi ancora così terribili, in determinate condizioni meteorologiche.

Prima di analizzare quello che è successo negli ultimi 50 anni, è bene ricordare che cosa è successo in quei due giorni terribili: sostanzialmente nell’arco di circa 24 ore piovvero su Genova, e in particolare sul bacino del Bisagno, 948 mm d’acqua, che gonfiarono i torrenti di tutta la città portando a numerose esondazioni. La differenza con alluvioni più moderne (1992, 2011 e 2014) sta proprio in questa fattore temporale: negli episodi più recenti, infatti, piovve meno, ma in maniera più concentrata e rapida portando i bacini più corti a “sfondare”, come nel caso del Fereggiano, torrente che nel 1970 contribuì ma senza essere “fondamentale” per l’esondazione in sè. Il problema fu a monte.

analisi alluvioni bacino Bisagno

Che cosa è cambiato?

Come ci ha spiegato Carlo Civelli, presidente Ordine dei Geologi della Liguria, la prima cosa che possiamo notare oggi di diverso è la cultura della protezione delle persone: nel 1970 non esisteva la Protezione Civile, non esisteva la programmazione delle allerte, non esisteva una capacità tecnica di prevedere con una buona approssimazione i fenomeni meteorologici. A parità di pioggia e modalità di precipitazione, quindi, oggi un conto così tragico rispetto ai 43 morti del 1970 dovrebbe essere scongiurato.

Nel frattempo, però, la cementificazione del territorio non si è fermata, anzi, col il risultato che negli ultimi 50 metri di quota il 72% del terreno del bacino del Bisagno è completamente impermeabilizzato, con la conseguenza che la goccia che tocca terra impiega sempre meno tempo ad arrivare alla foce del torrente. Inoltre, oltre alla copertura della foce degli anni 20, si sono aggiunte le coperture di Marassi e Staglieno, che in qualche modo hanno vincolato ulteriormente la forza del torrente in piena.

analisi alluvioni bacino Bisagno

A cambiare sono state anche le fenomenologie degli eventi meteorologici: secondo la statistica i fenomeni di flash flood, cioè quelli scaturita da tanta pioggia concentrata in poche ore, sono sempre più frequenti. Nel 2011, infatti, il disastro del Fereggiano fu provocato da ‘soli’ 500 mm, però caduti nell’arco di circa 4 ore in una area molto limitata. Una situazione, quindi, molto diversa dal 1970.

Opere di riduzione del rischio

Dopo quel terribile ottobre si iniziò subito a pensare a come poter limitare i danni, e si iniziò a pensare agli scolmatori, infrastrutture capaci di deviare parte del flusso d’acqua verso il mare attraverso un canale differenziato. Ma tra il dire e il fare, come è noto, c’è di mezzo il mare, o meglio, l’esondazione. E, infatti, a parte qualche chilometro scavato, non se ne fece nulla se non dopo i tragici eventi del 2011 e del 2014. Oggi operativo abbiamo solamente lo scolmatore del Fereggiano (e comunque ancora da ultimare nelle sue captazioni dei torrenti tombinati Noce e Rovare), mentre è quasi al termine il rifacimento della copertura del tratto finale del Bisagno che darà più capacità all’alveo. Per lo scolmatore del Bisagno, però, i lavori, cinquant’anni dopo, sono solo alla fase preliminare.

analisi alluvioni bacino Bisagno

Tutte queste tre grandi opere, una volta terminate, permetteranno di evitare situazioni verificatesi nel passato, a parità, ovviamente, di condizioni. E soprattutto se contestualmente inizierà una vera e propria cultura del territorio: come evidenziato da Carlo Civelli, infatti, dal 1970 ad oggi è aumentato di 10 punti percentuali il territorio boschivo non più “curato” cioè lasciato a se stesso (dal 44% al 54% del totale di bacino del Bisagno), mentre l’area urbana è aumentata del 3% e l’area coltivata, quindi sotto manutenzione, è passata dal 12% al 2%.

Potrebbe succedere di nuovo?

Alla domanda se oggi potrebbe succedere ancora, quindi, possiamo rispondere che, piovesse quanto e come è piovuto nel 1970, probabilmente sì: il solo scolmatore del Fereggiano oggi operativo probabilmente non basterebbe ad scongiurare gli effetti al suolo, tenendo conto della portata potenziale di altri torrenti fratelli presenti nello stesso bacino (Geirato e Veilino su tutti). Sicuramente la popolazione sarebbe maggiormente tutelata, visto i grandi progressi fatti in materia di protezione civile e capacità e previsionale, ma ad oggi il territorio non può dirsi ancora in sicurezza.

E mai lo sarà fino in fondo: all’uomo è concessa solamente la mitigazione del rischio, che non passa solo dall’ingegneria, ma anche, e soprattutto, dalla consapevolezza di vivere in un contesto complicato e in costante evoluzione.