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All’acquario di Genova gli squali a guardia alle anfore romane fotogallery

Genova è la prima città ad esporre reperti archeologici nella vasca di un acquario

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Genova. Gli squali dell’Acquario di Genova volteggiano da oggi attorno a otto anfore antiche e ai resti di un albero maestro del II secolo dc, simboli della storia commerciale della città che sono stati collocati nella vasca. Parte di questi reperti era stati scoperti proprio durante gli scavi per la realizzazione del padiglione cetacei del 2013.

Anfore romane acquario

“Noi siamo il primo acquario in Europa, forse i primi al mondo – sottolinea il Presidente, Beppe Costa – a mettere in una vasca reperti archeologici. Questa è un grande innovazione ma anche frutto di una collaborazione; molto stretta con la soprintendenza, che era stata massima all’atto della scoperta di questi reperti, e che si è consolidata con questo allestimento. Ma questo diventa anche un viaggio nella nostra storia che metteremo a disposizione dei nostri visitatori”. Grazie alle tavole che accompagnano la visita della vasca, infatti, si può conoscere la storia, molto suggestiva di queste anfore e del ruolo commerciale del capoluogo ligure. “Questi reperti testimoniano l’intensa attività all’interno del porto fino dal VI secolo avanti Cristo – racconta Bruno Massabò, ex soprintendente beni archeologici Liguria – che abbiamo potuto leggere grazie alla stratigrafia rimasta intatta nella zona degli scavi per le vasche”.

Un allestimento molto curato, quindi, che permette di vedere reperti che, fino ad ora, erano conservati nei magazzini della soprintendenza. “In vasca abbiamo messo reperti che raccontano il momento di maggiore vitalità del porto di Genova – spiega Simon Luca Trigona, responsabile del servizio di archeologia subacquea della soprintendenza – che è quello dell’età tardo repubblicana. Sono anfore come quelle presenti nei fondali del porto, in frammenti, ma abbiamo usato oggetti che provengono da sequestri in area ligure”. Oggetti che, in questa vasca, ritrovano il loro ambiente naturale. “L’immersione di questi reperti in una vasca di acqua salata – sottolinea Trigone – non fa altro che ripristinare l’ambiente originario di questi reperti, e sicuramente è il luogo di conservazione migliore”.

L’assenza che si nota di più è quella delle crociere, che erano uno dei maggiori bacini di visitatori, ma a mancare sono anche gli stranieri, quelli delle nazioni più vicine come la Francia. Situazioni che portano l’Acquario di Genova a numeri preoccupanti, con un calo stimato, a ottobre, attorno al 60% rispetto allo scorso anno, dati che confermano l’andamento di agosto e settembre che avevano dato un primo segnale di ripresa dopo il lockdown e il blocco delle autostrade.

“Noi manteniamo la speranza per il futuro – spiega il presidente di Costa Edutainement, Beppe Costa – e su questi numeri dobbiamo lavorare per ricostruire. Adesso avremo un periodo di poca affluenza, come accade sempre nei mesi di novembre e dicembre, ma vogliamo che la gente sappia che in Acquario, grazie alle regole, come mascherine e distanziamento, si può fare una visita in totale sicurezza”.

Certo la situazione resta complessa anche perché con questi numeri diventa difficile sostenere una struttura come quella dell’Acquario. “Con il 60% di visitatori arriviamo giusto a pagare i costi, escluso il canone che paghiamo alla città e al Porto Antico – conclude Costa – ma nel turismo vediamo realtà che stanno molto peggio. Noi abbiamo riaperto non appena è stato possibile e, se ce lo consentono, terremo aperto 365 giorni l’anno, come sempre”.