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Un candidato su quattro escluso dal concorso per Oss in Liguria: “Colpa della burocrazia”

La denuncia della Cisl Fp: "Procedura intricata e contorta, in caso di impugnazione si rischia di mandare in crisi la sanità pubblica in Liguria". Sul caso anche la Fials

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Genova. Circa 2mila candidati, un quarto del totale, non sono stati ammessi al concorso pubblico indetto da Alisa per 274 operatori socio-sanitari in Liguria. È quanto denuncia la Cisl parlando di “vizi burocratici e difficoltà procedurali”.

“Con la dicitura ‘non ammissibili alla selezione di che trattasi per le motivazioni a fianco di ciascuno precisate‘ molti degli Oss che hanno tentato d’iscriversi al concorsone si sono scoperti non ammessi: 2mila aspiranti depennati a vario titolo per vizi di forma determinati, perlopiù, da una procedura assolutamente complessa sotto tutti gli aspetti, quello della chiarezza regolamentare in primis”, spiegano Gabriele Bertocchi e Andrea Manfredi, segretario generale e operatore di federazione della Fp Cisl Liguria.

“La procedura di iscrizione online – continuano – era particolarmente articolata e contorta, sicuramente di non immediata comprensione, ed esponeva a molti rischi di carattere compilativo nella fase di inserimento dati. Tale procedura ha infatti creato criticità, soprattutto in caso di secondo invio da parte dei candidati per l’integrazione degli allegati. Inoltre l’help desk preposto a informazioni e chiarimenti non ha sempre fornito risposte coerenti”.

Tra gli altri motivi di esclusione, cita il sindacato, la “mancanza di un documento attestante l’identità o un regolare titolo di soggiorno”, la “mancata produzione del provvedimento del titolo di studio che costituisce requisito specifico di ammissione per coloro che lo hanno conseguito all’estero”, la mancanza del “provvedimento di equipollenza e dichiarazione di valore”, ai quali si somma “una corposa gamma di motivazioni particolari, meno frequenti, ma di simile tenore”.

Ora il rischio è che “questa farraginosa burocrazia, oltre a ledere le speranze di una marea di lavoratori che aspirano legittimamente al tanto agognato posto pubblico, in caso di impugnazione possa bloccare l’intero concorso, gettando così in una profonda crisi il sistema sanità pubblica, la cui penuria di Oss è divenuta ormai insostenibile, al limite della paralisi organizzativa”.

La Cisl ritiene “assolutamente necessaria una rivisitazione della delibera che esclude questi candidati per vizi di forma, facilmente sanabili con banali integrazioni così come accade nella stragrande maggioranza di tutti gli altri concorsi pubblici, degni di una società che guarda alle persone e non solo alle regole”.

Sul caso anche la Fials: “Oltre 1.300 lavoratrici e lavoratori (80% donne…), sono stati esclusi con motivazioni francamente inammissibili. La maggior parte di loro non è stata ammessa al concorso per “la mancata produzione del titolo di studio che costituisce requisito specifico di ammissione per coloro che lo hanno conseguito all’estero…” (in genere non si tratta del titolo di OSS Operatore Socio sanitario che queste lavoratrici hanno regolarmente conseguito in Italia, ma del titolo di studio – terza media, biennio o diploma e/o titolo equivalente -, che queste lavoratrici hanno conseguito nel proprio paese di origine). Gli esclusi hanno quasi tutti prodotto una documentazione che attesta il proprio titolo di studio (“Dichiarazione di valore” rilasciata dal paese d’origine), ma ALISA e la cocciuta burocrazia regionale ligure vuole spaccare il cappello in quattro e pretende il “Provvedimento di equipollenza”.

Potremmo aggiungere pagine di considerazioni tecniche su come è stato gestito il concorso nella fase dell’accettazione delle domande, sulla discutibile funzionalità del sistema informatico attivato da Alisa per ricevere le domande e per archiviare la documentazione, sulle notizie contraddittorie che gli uffici di Alisa hanno fornito, sui tempi troppo stretti e sicuramente ostici per chi deve procurarsi documentazione all’estero o perfino presso qualche Ministero Italiano, e via di questo passo.

Ma il punto è un’altro: è francamente inammissibile che milletrecento lavoratrici vengano buttate fuori con un cavillo dalla possibilità di concorrere per un posto pubblico nell’assistenza sanitaria.

In sostanza Regione Liguria e Alisa dicono che queste lavoratrici vanno bene per assistere anziani e disabili nelle RSA e nelle strutture private, vanno bene per fare le badanti (magari in nero…), nelle nostre case, ma non possono pensare di ambire ad un posto nell’assistenza sanitaria pubblica perché il loro titolo di studio non ha il timbro giusto, vidimato nel modo idoneo e presentato per tempo all’ufficio preposto, una porcheria su cui aleggia l’olezzo irrespirabile dell’esclusione razzista”, conclude la Fials.