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“Sindacato dei medici fa propaganda per le regionali”, la denuncia di Linea Condivisa

La testimonianza di Ronchi al convegno del Sumai: "Hanno invitato a votare i candidati di Fratelli d'Italia"

Genova. Il sindacato unitario degli specialisti ambulatoriali della Liguria “invita a votare due specifici candidati e un determinato partito politico alle regionali“. Lo denuncia Alessandro Ronchi, candidato alle elezioni e membro del direttivo di Linea Condivisa, dopo l’incontro dello scorso 28 agosto nella sede del Sumai in piazza della Vittoria.

“I segretari regionale e provinciale del Sumai, hanno incontrato i candidati alle elezioni regionali Liguria 2020 Stefano Balleari e Simona Ferro, accompagnati da Matteo Rosso e tutti facenti parte dello stesso schieramento politico Fratelli d’Italia – scrive Ronchi in una nota – Sin qui non ci sarebbe da fare risaltare assolutamente nulla, ma a seguito dell’incontro, il Sumai consiglia a tutti i medici specialisti di indirizzare il proprio voto nelle urne elettorali a Stefano Balleari e Simona Ferro candidati per Fratelli d’Italia”.

“Premesso che i segretari del Sumai sono anch’essi dei medici – aggiunge Alessandro Ronchi – non si comprende come un sindacato che rappresenta la quasi totalità dei medici specialisti delle Asl 1 Imperiese, Asl 2 Savonese, Asl 3 Genovese, Asl 4 Chiavarese e Asl 5 Spezzina, ossia coloro che agiscono sul territorio o in ospedale per curare patologie di interesse specialistico e pubblico, possa chiaramente schierarsi a favore di un partito politico, apparendo non più come una associazione di categoria, ma come una sede secondaria dello stesso partito”.

“Se si decide che la politica deve avere il primato e quindi il pensiero politico dettare i nostri comportamenti da politici medici allora togliamo dal giuramento di Ippocrate questi dettami”, prosegue Bonchi citando un elenco di principi deontologici:

– di esercitare la medicina in autonomia di giudizio e responsabilità di comportamento
contrastando ogni indebito condizionamento che limiti la libertà e l’indipendenza della
professione;
– di perseguire la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica, il trattamento del dolore e
il sollievo dalla sofferenza nel rispetto della dignità e libertà della persona cui con costante
impegno scientifico, culturale e sociale ispirerò ogni mio atto professionale;
– di curare ogni paziente con scrupolo e impegno, senza discriminazione alcuna, promuovendo
l’eliminazione di ogni forma di diseguaglianza nella tutela della salute;
– di attenermi ai principi morali di umanità e solidarietà nonché a quelli civili di rispetto
dell’autonomia della persona;
– di affidare la mia reputazione professionale alle mie competenze e al rispetto delle regole
deontologiche e di evitare, anche al di fuori dell’esercizio professionale, ogni atto e comportamento
che possano ledere il decoro e la dignità della professione;
– di prestare soccorso nei casi d’urgenza e di mettermi a disposizione dell’Autorità competente, in
caso di pubblica calamità

“Se invece decidiamo che sia l’essere medico a dover prevalere – conclude Alessandro Ronchi, per il direttivo di Linea Condivisa – molti ordini dovrebbero perlomeno dissociarsi pubblicamente dal voler portare avanti delle chiare e manifeste propagande politiche mirate, premesso che agli occhi degli elettori, parrebbe che tutti i medici specialisti abbiano rivelato attraverso il loro sindacato di categoria, l’evidente indirizzo politico”.