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Scuola, tutto pronto (o quasi) per il rientro in classe, tra banchi che non ci sono e procedure “caso per caso”

Cosa succede in caso di febbre? E se ad ammalarsi è il prof? Ecco tutte le variabili da sapere per prepararsi al primo anno scolastico dell'era Covid

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Genova. Ci siamo, mancano poche ore e la campanella tornerà a suonare per le scuole e gli istituti della Liguria (eccezion fatta per il comune di La Spezia) e del paese, con decine di migliaia di studenti che torneranno quindi sui banchi. Non succedeva da febbraio, per lo stop della didattica più lungo del dopoguerra.

Tornare sui banchi? Sì, perché se è vero che mancano all’appello ancora moltissime unità rispetto alla richiesta, i ragazzi non staranno con i quaderni in mano: ogni istituto si è organizzato come ha potuto, alcuni utilizzando i banchi da due per una sola persona, oppure cambiando il verso della seduta. In attesa che a breve tutte le dotazioni arrivino “da Roma”: secondo fonti sindacali, infatti, ad oggi sulla richiesta di 44 mila banchi, sono stati consegnati solo circa il 10%. Ma la “promessa” è che entro ottobre tutto sia al suo posto.

E poi le mascherine, obbligatorie dai 6 anni in sù, la misurazione della temperatura, la sanificazione e il distanziamento sociale: per ogni plesso scolastico le entrate e le uscite sono state scaglionate, e tutte le attività nei luoghi comuni sospese, come la sempre agognata ricreazione, che ogni classe dovrà fare separata dalle altre.

Cosa succederà in caso di febbre di un alunno? Non potrà accedere all’istituto, e in caso di sintomi compatibili con il covid scatterà eventualmente il tampone, su disposizione del medico di base o del pediatra. In caso di risultato positivo, tutti i contatti diretti dell’alunno (compagni e insegnanti) andranno in isolamento fiduciario per 14 giorni dall’ultimo contatto, mentre lo screening attraverso tampone sarà disposto dalla direzione sanitaria valutando caso per caso ogni situazione. Non è quindi automatica la tamponatura in caso di un contagio presente in classe.

E se ad avere i sintomi fosse un insegnante? Stessa procedura di massima: non deve recarsi al lavoro ma contattare il proprio medico che valuterà se fare il tampone. Se alla fine gli viene prescritto e l’esito è positivo, allora Asl avvertirà la scuola e saranno considerati contatti diretti tutti gli alunni delle classi in cui è stato nelle ultime 48 ore.

Se per caso i sintomi compatibili al Covid emergono a scuola, interverrà il referente che ogni scuola ha individuatoc he deve monitorare la situazione delle assenze e intervenire in caso di emergenza. L’alunno sarà quindi isolato in un locale predisposto, munito di mascherina chirurgica se non ce l’ha. I genitori, contattati dalla scuola, devono al più presto riportare a casa il figlio e contattare il medico di famiglia che stabilirà come procedere.

In caso di contagio e decorso della malattia, per tornare in classe serviranno almeno due tamponi negativi a distanza di 24 ore, mentre tutta la classe può tornare a scuola solo se nei 14 giorni di quarantena nessuno ha manifestato dei sintomi compatibili. Per un’eventuale chiusura di una intera scuola, deciderà l’Asl di competenza, valutando la possibilità che esista un focolaio vero e proprio. Senza dubbio, e queste sono prescrizioni governative, dovrà essere effettuata una sanificazione completa a porte chiuse.

Insomma, non sarà un rientro come gli altri anni, sicuramente macchinoso e complesso per quanto riguarda le procedure e le prescrizioni, ma sarà comunque un rientro in qualche modo “storico”. Per questo motivo, la redazione di Genova24 augura a tutti gli studenti un buon primo giorno di scuola, che nell’era del Covid, sarà per davvero, e per tutti, una prima volta.