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Risse, buio e mascherine, un negoziante del centro storico abbassa le saracinesche: “Così è un embargo”

La protesta simbolica di Andrea Piccardo: "Il messaggio che siamo una zona off limits può essere il colpo di grazia, ma il Covid non è l'unico problema"

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Genova. Qualche giorno fa Andrea Piccardo ha abbassato la saracinesca all’ora di pranzo e l’ha tenuta chiusa per tutto il pomeriggio. “Chiediamo scusa per il viaggio a vuoto che avranno fatto alcuni clienti, ma così non si può andare avanti, da quando abbiamo ripreso l’attività di vendita regolarmente, il pomeriggio non viene nessuno per via della situazione in strada. Ieri abbiamo assistito all’ennesima rissa e a nulla sono valse le nostre richieste di aiuto alle autorità preposte”.

Un piccolo “sciopero”, da parte di uno dei tanti commercianti e abitanti della zona, uno dei tanti che 20 anni fa hanno deciso di investire su questo difficile territorio nella speranza che la fiducia sarebbe bastata a riqualificarlo, a renderlo pienamente vivibile. Così non è stato, almeno fino a oggi. “Sfatiamo il mito che bastano i turisti e i negozi aperti per fermare il degrado”, riflette. Alle sue spalle arredi di marmo e barattoli di miele. Il negozio, Mielaus, è infatti anche un laboratorio. Il miele dei caruggi, a tutti gli effetti. Ma come le api in campagna, così anche le realtà positive nel centro storico rischiano di essere una specie in via d’estinzione.

“Se questa situazione perdura le uniche attività che potranno sopravvivere sono quelle che vendono birra a 2 euro agli ubriachi”, dice. Qualche giorno fa i carabinieri hanno finalmente iniziato a muoversi per stoppare l’attività di una panineria che vende birra di sottobanco già alle 10 del mattino, attirando i soliti sbandati. Restano il problema dello spaccio, quello delle risse. E il lockdown, a quanto pare, ha influito solo in parte in una recrudescenza di questi fenomeni.

Le forze dell’ordine, i pattuglioni, non bastano. Secondo il negoziante di vico Rosa, il problema del centro storico è anche di percezione. E negli ultimi giorni ci sono almeno due situazioni che hanno reso il centro storico un posto poco piacevole da frequentare. La prima sono i disservizi nell’illuminazione. La zona di via Luccoli, quella delle Vigne, la Maddalena, si sono trovati con le luci spente. L’azienda che le ha installate – da qualche tempo il servizio è stato esternalizzato dal Comune – contattata, ha negato i malfunzionamenti. “A parte le edicole delle chiese e i pochi locali aperti, chi camminava dopo le 22 in queste zone, si è ritrovato al buio, la cosa migliore che ti può capitare e di mettere il piede in una pozzanghera”.

L’altra situazione “straordinaria” è quella legata alla nuova ordinanza che impone le mascherine obbligatorie h24. “Per noi è un embargo, rischiamo di restare ancora più isolati – continua Andrea Piccardo – giusto gestire la prevenzione, perché il centro storico, essendo una zona popolosa, è a rischio, e lo era anche da prima di due giorni fa, ma non può passare il messaggio che siamo una zona off limits, altrimenti sembra una punizione”.

Piccardo non è né il primo né l’ultimo a ipotizzare una sorta di “vendetta post elettorale” dei governi di centrodestra (comunale e regionale) contro una delle poche zone della città dove l’opposizione ha tenuto. Sia Bucci sia Toti hanno rispedito ai mittenti questo tipo di osservazioni spiegando che l’ordinanza è stata presa sulla base di evidenze mediche ed epidemiologiche.

Generica

Ma al di là dello scontro politico, l’isolamento è un’evidenza. Perché non esiste solo piazza Delle Erbe, non esistono solo i dehors – che anzi, a volte rischiano di rendere altri vicoli meno facilmente raggiungibili – esiste anche chi si trova con il passaggio di turisti e cittadini dimezzato. Per chi ha dovuto affrontare gli effetti di un lockdown, per chi deve affrontare quelli di una quotidianità di frontiera, potrebbe essere il colpo di grazia.