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Regionali: in consiglio solo tre donne, il flop della doppia preferenza di genere

La situazione potrebbe cambiare con i ripescaggi, ma il risultato è comunque deludente

Genova. A nulla è servito inserire la doppia preferenza di genere. Sono solo tre, salvo ripescaggi a causa della cooptazione di consiglieri nella nuova giunta Toti, le donne elette in consiglio regionale.

Ilaria Cavo e Lilli Lauro (lista Toti) per la maggioranza, Selena Candia (lista Sansa) per l’opposizione.

Neanche la composizione delle liste con il bilanciamento delle quote rosa ha provocato quello che nell’ottica del legislatore avrebbe dovuto riequilibrare le presenze tra uomini e donne, segno che, in un sistema elettorale che si basa sulle preferenze, sono altri gli aspetti che contano. La metà dei seggi in consiglio regionale è 15, il risultato è quindi molto deludente per i sostenitori di questo sistema.

Nel 2015 era andata meglio: Ilaria Cavo, Sonia Viale e Stefania Pucciarelli erano entrate con il sistema del listino del presidente, oggi abolito. Raffaella Paita era entrata come prima candidata presidente non eletta. Alice Salvatore (che era anche lei candidata presidente per il Movimento 5 Stelle) e Lilli Lauro erano entrate grazie ai voti conquistati sul campo.

Quest’anno erano di nuovo due le candidate presidenti: Alice Salvatore (Ilbuonsenso) e Marika Cassimatis (Base Costituzionale), ma il risultato è stato molto basso per entrambe (rispettivamente 0,89 e 0,18%). Di capolista donna c’era solo Ilaria Cavo.

La situazione potrebbe cambiare con i ripescaggi, appunto, nel caso per esempio alcuni eletti andassero a fare l’assessore.

Toti, proprio ieri, ha specificato che nella sua lista il ruolo di assessore è incompatibile con quello di consigliere.

Non si sa se anche le altre compagini della coalizione opteranno per questo sistema. In caso affermativo, se uno tra Alessio Piana e Sandro Garibaldi della Lega venisse chiamato a fare l’assessore, rientrerebbe in gioco la stessa Sonia Viale. Per Fratelli d’Italia Simona Ferro in caso di “promozione” per Stefano Balleari. Nella circoscrizione di Imperia entrerebbe Chiara Cerri in caso di riconferma di Marco Scajola come assessore. Nella Lega sarebbe pronta Mabel Riolfo a subentrare in caso di posto in giunta per Alessandro Piana. Stessa situazione per Veronica Russo in sostituzione di Gianni Berrino, che però ha già chiesto un “paracadute”.

Nello spezzino, in caso Giacomo Giampedrone venisse di nuovo chiamato a fare l’assessore, subentrerebbe Daniela Menini.

Nel savonese sarebbe Maria Zunato a subentrare a un eventuale giunta con uno dei componenti della Lega Brunello Brunetto o Stefano Mai. Caterina Alice Garra sarebbe l’eventuale sostituta di uno tra Angelo Vaccarezza e Alessandro Bozzano.

Difficile, però, capire fino in fondo il motivo di questo flop: dal punto di vista del sistema elettorale quasi nessuno, con rare eccezioni, ha fatto campagna per la doppia preferenza (il candidato, giustamente, pensa a se stesso) e forse gli elettori non erano così informati su questa opportunità.

A parte la capolista Ilaria Cavo, forte di una visibilità notevole, sono entrate in consiglio una “macchina da voti” come Lilli Lauro, ormai da anni sulla scena politica e l’outsider Selena Candia, che ha puntato su una campagna elettorale a basso costo attraverso pochi e chiari contenuti veicolati sui social.

Diverse candidate hanno investito in manifesti, pubblicità e visibilità sui social (Marta Brusoni e Arianna Viscogliosi, per esempio), ma hanno pagato la scarsa performance del proprio partito.

Altre arrivavano all’appuntamento da esperienze amministrative positive, ma forse non è un caso che l’unica ad accarezzare fino all’ultimo la possibilità di entrare in consiglio regionale è stata Katia Piccardo, sindaco di Rossiglione, su cui si sono concentrati i voti di tutta la valle Stura, sintomo che in certi casi magari è più il territorio a contare.

Quello che è certo è che si possono mettere tutte le agevolazioni possibili per raggiungere l’obiettivo delle quote rosa in politica, ma le dinamiche e il comportamento degli elettori saranno sempre legati ad altri interessi.