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Referendum, i politici snobbano il comitato del no: “Il M5s ha giocato sporco, sono ignoranti”

Alla conferenza stampa nessun big della politica regionale. I promotori: "Questo è un attacco alla costituzione"

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Genova. Sono 22 le sigle – tra associazioni, comitati e partiti – che hanno aderito al comitato genovese per il “no” al referendum costituzionale sul taglio ai parlamentari (qui tutte le informazioni). Tra questi anche Europa Verde, +Europa, Rifondazione Comunista, Potere al Popolo e le Sardine. Ma in realtà ciò che spicca nella sala scelta per la conferenza stampa di presentazione è il gran numero di sedie vuote e l’assenza totale di big della politica ligure, per non parlare dei candidati alla presidenza della Regione.

“Noi diciamo di votare no perché è un attacco alla costituzione, un taglio lineare della rappresentanza. Nel nostro caso, Imperia non avrà più parlamentari – argomenta Luigi Fasce, presidente del comitato “Democrazia Costituzionale” di Genova -. Il risparmio sarebbe irrisorio, una tazzina di caffè all’anno per ogni cittadino. Così non si convince nessuno. E poi abbiamo una legge elettorale anticostituzionale. Ogni volta non riusciamo a fare ricorso perché ne esce una nuova e si continua con questo giro dell’oca”.

Generica

L’assenza dei maggiori partiti, del resto, non deve meravigliare: il Pd si è diviso al suo interno, mentre nel centrodestra prevale la libertà di voto. C’è solo una forza schierata in maniera netta, ed è quella che il comitato prende di mira: “Possiamo dire che i 5 Stelle su questa partita hanno giocato sporco – continua Fasce -. Sono di un’ignoranza sulla concezione della costituzione… È un’impianto che si regge tutto insieme. Nessun giurista democratico può immaginare che si faccia questa riforma, è minare lo zoccolo fondamentale. I cinque stelle hanno imparato solo a fare populismo”.

Una riforma “demagogica – spiegano i promotori – che porterà ad un sensibile rallentamento se non alla paralisi del lavoro parlamentare e delle commissioni aggravandone l’inefficienza”. Ma tra le conseguenze ci sarebbero anche “forti discriminazioni tra le regioni per quanto riguarda il voto al Senato. Un abitante del Trentino Alto Adige peserà esattamente il doppio di un cittadino della Calabria, più di una volta e mezzo quello di un cittadino della Liguria, che con 1,5 milioni di abitanti elegge un senatore in meno (5) del Trentino Alto Adige (6), che ha solo un milione di abitanti”.