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“Noi stiamo dalla parte dei cinghiali”, animalisti da tutta Italia sabato in piazza a Genova

Alle 15 in piazza Martinez per dire no alla caccia e agli abbattimenti: "Le istituzioni non hanno fatto adeguata prevenzione"

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Genova. Un presidio nazionale “dalla parte dei cinghiali liguri, condannati a morte dalle istituzioni che non hanno fatto, nonostante i fondi promessi, adeguata prevenzione”. Sabato 3 ottobre, alla vigilia dell’inizio della stagione venatoria, gli animalisti scendono in piazza e convocano le associazioni di tutta Italia a Genova, città diventata emblema della convivenza sempre più difficile tra persone e ungulati.

L’appuntamento è in piazza Martinez alle 15.00 e, precisano i promotori, “la manifestazione si terrà anche in caso di pioggia”. A organizzarla insieme sono più di 20 associazioni riunite nella “Task Force Animalista” che comprende tra gli altri l’Enpa e le guardie eco-zoofile, con invito esteso “a tutti i cittadini che riconoscono agli animali emozioni quali gioia, dolore, empatia e intelligenza nonché diritti”. Tra loro anche Massimo Di Silvestro, l’abitante di Quezzi che aveva salvato una mamma cinghiale coi cuccioli trafitta da una freccia.

“Dal 4 ottobre prenderà il via la consueta mattanza annuale – spiega Fabio Dolia, portavoce degli Animalisti Genovesi -. Alle altre specie già cacciabili si vanno ad aggiungere 7.812 cinghiali da abbattere, nella sola provincia di Genova, nonostante le evidenze scientifiche che dimostrano come la caccia non rappresenti un limite a queste popolazioni né ad eventuali danni causati. Inoltre è previsto l’abbattimento dei cinghiali, la maggior parte famiglie con cuccioli al seguito, che da anni ormai stazionano senza creare alcun problema nel Bisagno a Genova, anche e soprattutto per colpa dell’essere umano che li invita a scendere a valle portando loro da mangiare”.

Secondo gli animalisti “la Liguria detiene per di più il triste primato delle Zac, zone addestramento cani, nelle quali finiscono la maggior parte dei giovani cinghiali che non superino i trenta chili (al superamento dei trenta chili ne è poi previsto lo smaltimento), catturati nei paesi e nelle città essendo, per decreto regionale, proibita la remissione nel territorio”.

Associazioni e cittadini si oppongono a metodi cruenti di contenimento e propongono soluzioni alternative all’abbattimento quali recinzioni, sterilizzazioni, segnaletiche stradali e dissuasori di velocità che segnalino la presenza di cinghiali evitando così incidenti, censimento ed eventuali esportazioni di cinghiali in altre regioni in cui questi animali si stanno estinguendo, oltre che la conversione “etica” delle Zac in luoghi protetti.

Gli animalisti puntano il dito anche sulla situazione dei cani da caccia che “passano la vita rinchiusi in gabbie abbandonate nei boschi, per poi essere liberati durante la caccia, rischiando la vita e riportando il più delle volte innumerevoli ferite. Quelli che non sanno cacciare vengono abbandonati e i canili di tutto il territorio nazionale, purtroppo, ne sono pieni. La caccia nel 2020 deve cessare, essendo un pericolo anche per gli stessi esseri umani e ledendo il sentimento di molti”.