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“La val Varenna si sta sbriciolando” tra frane e cantieri mai terminati, in attesa delle piogge

Il viaggio nella vallata segnata da una erosione dei versanti sempre più incontenibile

Genova. “Il clima della vallata è cambiato e i suoi versanti continuano a sbriciolarsi, pioggia dopo pioggia”. Questo è il grido d’allarme che arriva dalla val Varenna, nell’immediato entroterra di Pegli: una vallata famosa per il suo microclima ma anche per il suo dissesto idrogeologico, e che aspetta con ansia l’imminente nuova stagione delle piogge.

La val Varenna si sgretola

Siamo andati a conoscere tutte le criticità della zona, accompagnati da Pietro Bressan, tra i coordinatori del Comitato Val Varenna e profondo conoscitore di ogni angolo dei questa parte di Genova tanto incantevole quanto fragile: “Io qui ci sono nato, e da anni vedo che è in atto in cambiamento naturale considerevole e inarrestabile, ma che andrebbe gestito in qualche modo, prima che sia troppo tardi”.

Essenzialmente quello che sta succedendo è che l’erosione che interessa il bacino idrico del Varenna sembra abbia subito un’accelerata considerevole, aumentando il carico di sedimenti che vengono trasportati a valle, con tutti i problemi del caso: “Il letto del torrente cambia profondamente ad ogni pioggia, con frane e smottamenti all’ordine del giorno”. E ogni pietra che rotola nell’alveo diventa un pericolo per il fondo valle.

Il clima che cambia

La prima cosa che ci fa notare Bressan è la folta vegetazione, anche ad arbusti, che ha invaso il letto dei torrenti e dei bei che danno vita al Varenna vero e proprio, a monte di San Carlo di Cese: “Non è sempre stato così – spiega – fino a qualche anno fa, le piogge, sebbene anche torrenziali, erano più regolari durante l’anno, e tenevano puliti gli alvei. Oggi è diverso: piove tanto in un breve periodo dell’anno e così le piante riescono a crescere e svilupparsi, diventando un ostacolo durante le piene”. Ma non solo: questo alternarsi estremo produce lo sgretolamento dei versanti, e la loro spoliazione dslla vegetazione da radice. Per tutto il percorso, infatti, ci accompagneranno le immagini di alberi anche di grosse dimensioni, con le radici scoperte e “proni” verso il fiume, in attesa del nubifragio definitivo.

val varenna

Materiale che scendendo a valle fa tappo e intasa le opere idrauliche che in questi anni sono state fatte in alcuni punti del torrente, in maniera non proprio omogenea: “A San Carlo, per il primo lotto della messa in sicurezza hanno costruito anche una diga pettine per fermare i detriti – ci mostra Bressan – che però nessuno pulisce lasciando che si crei un ostacolo allo scorrere del fiume”. Una messa in sicurezza lasciata a metà, progettata dopo la devastante alluvione del 1993, durante la quale due abitanti vennero travolti e uccisi da una frana, e ferma al primo lotto da anni. “Le briglie che sono state costruite in questi anni sono già sommerse da almeno un metro di rocce e ghiaia trascinate dall’acqua”.

La paleo frana che incombe

A circa metà della vallata incontriamo la paelofrana di Ramaspessa, uno lento ma inesorabile smottamento che da sempre trascina in alveo metri cubi di sfasciume e massi: “Qui i lavori di messa in sicurezza son finiti perché sono finiti i soldi – scherza con amarezza Bressan – Questa frana è l’enorme spada di Damocle naturale che incombe sulla valle, e che ad ogni piena contribuisce a riempire il greto del torrente portanto a valle tonnellate di materiale.

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Grandi opere

Proprio in questa area, però, dovrebbero sbucare i tunnel della Gronda, secondo il progetto attualmente sul tavolo firmato da Autostrade per l’Italia: “Questo tratto altamente instabile dal punto di vista idrogeologico secondo questo progetto dovrebbe essere attraversato da un viadotto, da parte a parte”. Un dato che mette in allarme molti dei residenti della vallata, spaventati anche dalla mole di un eventuale cantiere.

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Ma la Gronda non è l’unica grande opera che sta impattando sulla vallata: poco più a valle, infatti, la grande cava di Pian di Carlo è infatti stata usata come sito di stoccaggio dello smarino proveniente dagli scavi del  Terzo Valico, arrivando ad ospitare oltre un milione e 200 mila metri cubi di detriti. “Ma ora che il riempimento è terminato iniziano ad arrivare i problemi – segnala Bressan, mostrandoci almeno due smottamenti in alveo ai piede della cava e i numerosi ruscellamenti che stanno erodendo i riempimenti della cava.

Il paesaggio che cambia

Proseguiamo nel nostro viaggio, e dopo aver superato un semaforo che restringe la carreggiata a causa di un cedimento della sede stradale, al momento solo transennato, arriviamo a valle, superando il caratteristico borgo Treponti. “La foce del Varenna è in continuo mutamento – segnala la nostra guida – e il livello del letto del torrente è cresciuto di alcuni metri durante questi anni”.

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Un fenomeno naturale che sta facendo “allungare” la foce del torrente, che trova il mare ogni anno un po’ più in là: “In circa quarant’anni la spiaggia è cresciuta fino a 50 metri  – ci racconta Pietro Bressan mostrandoci la spiaggia già ingombra dai sedimenti portati a valle durante le ultime allerte meteo – con una velocità che si è acuita molto in questi ultimi anni, anni in cui i fenomeni climatici e meteorologici hanno fatto registrare una maggiore intensità”.

L’allarme

“Quello che spaventa – conclude Bressan – è l’abbandono del territorio da parte delle istituzioni e l’incapacità della classe dirigente di sapere gestire un fenomeno naturale che rischia di diventare incontrollabile” . I cittadini di Pegli e della vallata, quindi, attendono una nuova stagione delle piogge con ansia, consapevoli che le molte criticità sono letteralmente “appese ad un filo”: in Liguria e a Genova pioverà, e con ogni probabilità pioverà anche forte, e la val Varenna, al centro dell’arco appenninico ancora un volta, sarà protagonista. Del dissesto.